Testata dell'Authentica Journal.
News, Agency Pietro Sansone News, Agency Pietro Sansone

E se la comunicazione aziendale fosse anche una questione di comportamento?

Quando abbiamo fondato Authentica, uno dei primi elementi che ci ha colpito nelle strutture che oggi compongono la Behavioral Impact Alliance è stato il loro modo di progettare.

Abbiamo condiviso gli uffici, lavorato fianco a fianco, comunicato progetti e iniziative, discusso di strategie e di clienti.

Oggi Authentica entra a tutti gli effetti nella Behavioral Impact Alliance. E questo ingresso è il compimento di un processo, iniziato proprio un anno fa, quando abbiamo avuto modo di conoscere da vicino le persone e il loro metodo.

Authentica entra nella Behavioral Impact Alliance. Non solo per collaborare con le realtà che ne fanno parte, ma per adottare un metodo: progettare comunicazione, contenuti, relazioni e identità tenendo conto di come le persone percepiscono, elaborano e ricordano ciò che incontrano.

Quando abbiamo fondato Authentica, uno dei primi elementi che ci ha colpito nelle strutture che oggi compongono la Behavioral Impact Alliance è stato il loro modo di progettare.

Con alcune di loro abbiamo iniziato a collaborare nei primi mesi di vita dell’agenzia. Abbiamo condiviso gli uffici, lavorato fianco a fianco, comunicato progetti e iniziative, discusso di strategie e di clienti.

Oggi Authentica entra a tutti gli effetti nella Behavioral Impact Alliance. E questo ingresso è il compimento di un processo, iniziato proprio un anno fa, quando abbiamo avuto modo di conoscere da vicino i professionisti di BIA e il loro metodo.

Le persone non ricevono la comunicazione in modo neutrale

Le persone selezionano, interpretano, ricordano e condividono le informazioni attraverso meccanismi cognitivi ed emotivi che la ricerca scientifica studia da decenni.

E questo vale anche quando davanti non abbiamo uno spot o un prodotto, ma un'azienda che comunica.

Quando un dipendente ascolta il proprio CEO durante un evento; quando un giornalista apre una mail con un comunicato stampa; quando un candidato entra per la prima volta in contatto con un'azienda; quando un investitore legge una presentazione corporate; quando una persona incontra per la prima volta un nuovo brand sui social… In tutti questi casi, la comunicazione non avviene nel vuoto.

Il contesto, l'ordine delle informazioni, ciò che arriva prima, ciò che si distingue, ciò che altre aziende stanno già facendo possono influenzare il modo in cui quello che si vede e si ascolta viene ricevuto e interpretato.

Per questo pensiamo che le Scienze Comportamentali possano offrire una prospettiva preziosa anche alla comunicazione corporate.

Principi, effetti e meccanismi comportamentali

Prendiamo il primacy effect: le informazioni che incontriamo per prime possono avere un'influenza particolare sulla formazione delle nostre impressioni. È un principio che può sembrare quasi banale, ma diventa molto concreto quando dobbiamo scrivere un comunicato stampa.

Qual è il titolo? Qual è la prima informazione che trova il lettore? Cosa mettiamo nelle prime due righe?

Se l'attenzione è una risorsa scarsa, l'attacco di un contenuto non è semplicemente l'inizio del testo: è una scelta progettuale.

Un ragionamento simile vale per la distintività. Un elemento che si differenzia dal contesto può avere maggiori probabilità di attirare l'attenzione e di essere ricordato. Il cosiddetto distinctiveness effect può quindi diventare una domanda utile anche quando lavoriamo sul corporate design: come può un'identità visiva distinguersi senza diventare semplicemente "diversa"? Quale elemento può diventare riconoscibile e coerente nel tempo?

Anche il momento in cui comunichiamo conta

Pensiamo poi al contesto nel quale una persona riceve un messaggio.

Se dobbiamo progettare un evento aziendale e il CEO deve tenere il suo intervento più importante, non è irrilevante chiedersi quando farlo.

Dopo il welcome drink? All'inizio della serata? Dopo una cena? Alla fine di un evento di diverse ore?

Lo stato delle proprie emozioni e il contesto nel quale una persona riceve un'informazione possono influenzarne attenzione, elaborazione e ricordo. Il cosiddetto mood-congruent processing e, più in generale, la ricerca sugli effetti del contesto e dello stato emotivo ci ricordano che non comunichiamo mai soltanto attraverso le parole. Anche il momento è parte del messaggio.

Se lo fanno gli altri, forse vale la pena ascoltare

Un altro principio immediatamente comprensibile e applicabile per chi lavora nella comunicazione è quello della social proof. Quando non sappiamo bene come comportarci in un determinato contesto, tendiamo a guardare quello che fanno gli altri. È una dinamica che diventa particolarmente evidente quando un brand entra in una nuova community.

Non basta aprire un account su una piattaforma e iniziare a parlare di sé. Prima bisogna capire come quella comunità comunica, quali comportamenti considera appropriati, chi riconosce come credibile.

È uno dei motivi per cui, quando si esplorano nuovi canali, può essere utile presentarsi collaborando con persone o creator che hanno già costruito una relazione con quella community.

Non necessariamente per "farsi pubblicità", ma per entrare in un ambiente sociale attraverso codici che le persone già riconoscono.

È proprio la logica che adottiamo in Authentica per il lavoro sui nuovi canali digitali (vedi i nostri approfondimenti su Reddit, Substack, LinkedIn).

Le applicazioni possibili sono numerose.

Il framing effect, per esempio, ci ricorda che il modo in cui una stessa informazione viene presentata può influenzarne l'interpretazione. È una considerazione rilevante quando definiamo il modo in cui un'azienda racconta un cambiamento, un risultato o una nuova iniziativa.

L'anchoring effect può essere interessante quando si costruisce una presentazione di valori, risultati o dati: la prima informazione numerica o il primo riferimento offerto può diventare un punto di confronto per quelli successivi.

L'availability heuristic aiuta a riflettere sul ruolo che esempi facilmente ricordabili possono avere nella percezione di un'azienda o di un tema. Non sempre ciò che viene ricordato più facilmente è ciò che è statisticamente più importante.

L'endowment effect può invece diventare interessante quando si lavora sulla comunicazione interna e sui cambiamenti organizzativi: le persone possono attribuire un valore particolare a ciò che percepiscono già come proprio. Cambiare un processo, uno strumento o persino un linguaggio interno significa quindi intervenire anche su abitudini e percezioni consolidate.

E poi c'è il commitment and consistency: quando una persona assume pubblicamente un impegno, può essere più portata a comportarsi coerentemente con quell'impegno. Un principio che può avere applicazioni interessanti nella comunicazione interna, nei programmi di engagement e nelle strategie di cambiamento comportamentale.

Naturalmente, nessuno di questi principi è una "scorciatoia" per ottenere automaticamente un comportamento.

Le Scienze Comportamentali non sono un manuale di trucchi persuasivi

Sono, piuttosto, uno strumento per formulare ipotesi migliori, progettare con maggiore consapevolezza e verificare ciò che funziona.

È questo che ci porta in BIA

Per Authentica, entrare nella Behavioral Impact Alliance significa proprio questo. Non diventare un'agenzia di neuroscienze, né trasformarci in professionisti che vedono ogni comunicazione come un esperimento.

Vogliamo invece integrare progressivamente nella nostra cultura progettuale un modo diverso di guardare alla comunicazione: partire dalle persone, dai loro comportamenti e dai meccanismi attraverso i quali attribuiscono attenzione, significato e valore a ciò che incontrano.

Se il nostro lavoro consiste nel costruire relazioni tra organizzazioni e persone, capire meglio come funzionano quelle persone non può che essere parte del lavoro.

Per questo, da oggi, aggiungeremo un po' di scienza in più alle scelte creative e strategiche di ogni giorno.

Scopri di più

Nasce Authentica, corporate communication agency che unisce strategia, contenuti, ricerca e design

Nasce Authentica, nuova agenzia di corporate communication fondata da Pietro Sansone, Elena Salzano e Francesco Ponzi.
L’agenzia si propone come partner per aziende e organizzazioni che vogliono affrontare la complessità della comunicazione contemporanea con un approccio integrato, capace di tenere insieme strategia, contenuti, ricerca e design, grazie alle complementari esperienze dei tre fondatori.

L’agenzia si presenta con il primo white paper realizzato con il Dipartimento di Informatica dell’Università di Salerno su media monitoring e Agenti AI.

Elena Salzano, Pietro Sansone, Francesco Ponzi: i fondatori di Authentica

Nasce Authentica, nuova agenzia di corporate communication fondata da Pietro Sansone, Elena Salzano e Francesco Ponzi.

L’agenzia si propone come partner per aziende e organizzazioni che vogliono affrontare la complessità della comunicazione contemporanea con un approccio integrato, capace di tenere insieme strategia, contenuti, ricerca e design, grazie alle complementari esperienze dei tre fondatori.

Il posizionamento di Authentica è racchiuso in un principio chiaro: costruire comunicazione progettata nei contenuti e nella forma, coerente e significativa.
Coerente, perché fondata su sistemi e visione di lungo periodo; significativa, perché basata su dati, insight e contenuti che contano davvero.

«Authentica nasce dall’esigenza di riportare profondità, metodo e responsabilità nella comunicazione corporate», commenta Pietro Sansone, fondatore e CEO di Authentica. «Oggi la produzione di contenuti aziendali è quanto mai intensa, ma spesso manca di una vera architettura strategica. Il nostro lavoro è dare senso, direzione e forma, guidando alla creazione di contenuto che sia di valore e autenticamente proprio dell’azienda che lo firma».

Accanto alla dimensione strategica, Authentica integra fin dalla nascita una forte competenza di design e corporate image, considerata parte strutturale del processo di comunicazione.
L’agenzia affianca le aziende nella progettazione, ottimizzazione e declinazione di identità visive, sistemi grafici e packaging dei contenuti – dai report agli studi, dalle presentazioni alla comunicazione verso media e stakeholder – trasformando strategie e dati in forme chiare, riconoscibili e durature.

«La bellezza, nella comunicazione corporate, non è un fatto estetico: è una forma di rispetto», spiega Francesco Ponzi, Design Director e co-fondatore di Authentica. «Significa rendere leggibili contenuti complessi, costruire sistemi visivi che aiutino le persone a capire, orientarsi e ricordare. Per questo in Authentica il design non arriva alla fine, ma all’inizio del processo.»

Il primo studio: media monitoring e Agenti AI

Altro elemento chiave della visione di Authentica è la propensione a portare innovazione nel settore. Per questo, in occasione del lancio, l’agenzia presenta anche il primo white paper di una serie di studi dedicati all’evoluzione della comunicazione, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Informatica dell’Università di Salerno.

Il paper, intitolato “Presente e futuro del Media Monitoring con l’avvento degli Agenti AI”, analizza lo stato dell’arte delle piattaforme di media intelligence e le prospettive di evoluzione rese possibili dall’intelligenza artificiale, con un approccio che unisce rigore scientifico e applicazione concreta. Vengono passate in rassegna e confrontate le principali piattaforme di rassegna stampa, di web e social media monitoring, per poi delineare il loro prossimo futuro. Futuro in cui i sistemi di intelligenza artificiale di tipo agentico li renderanno interrogabili in linguaggio naturale, integrandoli tra loro e interfacciandoli con il patrimonio di conoscenza delle aziende.

«Abbiamo voluto inaugurare Authentica con un contenuto di ricerca, non con una semplice dichiarazione di intenti», afferma Elena Salzano, CEO dell’agenzia di comunicazione integrata ed eventi InCoerenze e co-fondatrice di Authentica. «La collaborazione con l’Università di Salerno ci consente di portare nel lavoro quotidiano delle aziende un punto di vista analitico e scientificamente fondato, capace di tradursi in strumenti davvero utili.»

Lo studio include anche un caso applicativo, costruito – grazie alla collaborazione di Amplifon - a partire dall’analisi delle esigenze operative di un reparto comunicazione aziendale, per mostrare come gli strumenti di media monitoring vengano utilizzati nella pratica e come possano evolversi grazie agli Agenti AI.

Il white paper rappresenta la prima espressione concreta dell’approccio “beautiful & meaningful” di Authentica: un contenuto di ricerca progettato non solo nei testi, ma anche nella forma, per essere realmente fruibile, leggibile e accessibile a professionisti, manager e responsabili della comunicazione.

«Per noi la ricerca non è un esercizio teorico, ma uno strumento di lavoro», conclude Pietro Sansone, co-fondatore di Authentica. «Dati e insight hanno valore se diventano comprensibili. È lì che la comunicazione diventa davvero efficace.»

Il white paper è disponibile per il download sul sito authentica.agency, previa registrazione.

Scopri di più
Communication, News, Corporate communication Francesco Ponzi Communication, News, Corporate communication Francesco Ponzi

Il carattere dell’America

L’annunciata sostituzione del Calibri con il Times New Roman nei documenti ufficiali dell’amministrazione USA è solo l’ultimo atto di una vicenda che vede la tipografia diventare un linguaggio di potere. Dalle campagne di Obama al branding di Hillary Clinton, fino alla comunicazione urbana di New York, i font raccontano visioni del mondo, idee di autorità e modelli di relazione con i cittadini.

Tipografia, ideologia e potere nella comunicazione politica statunitense.

Calibri vs Times New Roman: estetica o ideologia?

Negli ultimi giorni, una decisione apparentemente tecnica ha riacceso un dibattito culturale negli Stati Uniti: l’amministrazione federale ha annunciato la progressiva sostituzione del Calibri con il Times New Roman nei documenti ufficiali.

Una scelta subito letta – e contestata – come un segnale simbolico. Possibile che la voglia di cancellare e ripudiare il recente passato politico porti a prendersela anche con i caratteri con cui si scrivono i testi? Commentatori, accademici e media statunitensi hanno trasformato il cambio di font in una questione identitaria: che voce deve avere lo Stato? Una voce solenne, erede della tradizione burocratica novecentesca, o una più contemporanea, accessibile, quotidiana? Non è la prima volta che la tipografia diventa terreno di scontro politico in America. Anzi, è il segnale più recente di una lunga storia in cui i caratteri tipografici hanno contribuito a definire potere, consenso e appartenenza culturale.

Calibri nasce come font pensato per lo schermo: pulito, leggibile, contemporaneo. È diventato uno standard globale grazie a Microsoft Office (font di default nei template base del pacchetto), e proprio per questo è entrato nella comunicazione quotidiana, informale, diffusa.

È qui che si innesta la critica politica: Calibri viene associato a un linguaggio “troppo comune”, poco solenne, inadatto – secondo alcuni – a rappresentare l’autorità dello Stato. Times New Roman, al contrario, richiama un immaginario accademico, burocratico, novecentesco.

È il font della carta, dei documenti ufficiali, del potere che si esprime dall’alto.

La questione non è quale font sia “giusto”.
La questione è che la tipografia viene letta come segnale ideologico: modernità contro tradizione, accessibilità contro gerarchia, presente contro passato.

Quando un carattere tipografico diventa oggetto di scontro politico, significa che il linguaggio visivo è ormai parte integrante del dibattito pubblico.

Obama e Gotham: quando il font diventa consenso

Il caso più emblematico resta la campagna presidenziale di Barack Obama.

Nel 2008, l’adozione di Gotham (pubblicato da Hoefler & Co. nel 2002) segnò un punto di svolta. Gotham è un sans serif geometrico ispirato alla segnaletica urbana americana: forte, leggibile, contemporaneo, ma profondamente radicato nell’immaginario visivo degli Stati Uniti.

Quel font comunicava:

  • cambiamento senza rottura

  • modernità senza élitismo

  • autorevolezza senza distanza

Gotham non fu un semplice supporto grafico, ma parte integrante del messaggio politico. Contribuì a rendere visibile l’idea di un’America nuova, inclusiva, riconoscibile. Da quel momento in poi, la tipografia entrò stabilmente nel vocabolario strategico della comunicazione politica americana.

Hillary Clinton e il limite del branding

Otto anni dopo, la campagna di Hillary Clinton tentò un’operazione altrettanto consapevole dal punto di vista del design. Il logo con la “H” e la freccia, progettato da Michael Bierut (Pentagram), era formalmente solido, flessibile, tecnicamente impeccabile.

Eppure fu duramente criticato.

Uno degli elementi più discussi fu proprio la freccia che punta verso destra, letta da molti come simbolicamente ambigua o addirittura contraddittoria rispetto al posizionamento politico della candidata. Al di là delle interpretazioni, il caso mise in luce un limite chiave: un’identità visiva può essere corretta, ma non necessariamente empatica.

La tipografia e il branding non riescono a compensare una percezione di distanza. Anzi, in certi casi finiscono per amplificarla. Il design, quando appare troppo costruito o controllato, rischia di essere percepito come artificiale. In questi casi, più che rafforzare il messaggio politico, l’identità visiva finisce per rivelarne le fragilità.

New York e Zohran Mamdani: il carattere della città

Più recente e meno noto al grande pubblico, ma estremamente significativo, è il caso della comunicazione istituzionale del sindaco di New York Zohran Mamdani.

Qui la scelta tipografica si ispira esplicitamente alla hand-painted street signage newyorkese: lettering irregolare, diretto, legato a bodegas, negozi di quartiere, segnaletica urbana non ufficiale. È un’estetica che parla di prossimità, di strada, di città vissuta.

È una scelta profondamente politica.
Non cerca neutralità né solennità, ma radicamento culturale. La tipografia diventa voce urbana, riconoscibile, popolare nel senso più autentico del termine. Un modo per dire che l’istituzione non osserva la città dall’alto, ma ne adotta il linguaggio.

Perché tutto questo conta (anche oltre la politica).

Questi casi mostrano come la tipografia contribuisca a costruire fiducia – o diffidenza. Che si tratti di una campagna elettorale, di un’amministrazione pubblica o di un’azienda, il carattere tipografico influisce su:

  • tono della comunicazione

  • percezione di autorevolezza

  • distanza o prossimità con il pubblico

Ignorare questi aspetti significa lasciare spazio all’incoerenza. In un contesto di comunicazione continua, anche il font diventa una presa di posizione.

Conclusione: il potere di come si scrive

Il dibattito su Calibri non riguarda davvero Calibri. Riguarda chi decide come deve parlare lo Stato, e con quale voce.

Negli Stati Uniti la tipografia è diventata un campo di tensione culturale: tra passato e futuro, tra istituzione e cittadinanza, tra autorità e inclusione. Fingere che sia solo una questione di stile significa non coglierne la portata politica.

Per chi si occupa di comunicazione – pubblica o aziendale – la lezione è chiara: scegliere un font significa scegliere un punto di vista.

E oggi, più che mai, anche il modo in cui scriviamo è parte del messaggio che vogliamo trasmettere.

Scopri di più
Branding, Corporate communication Pietro Sansone Branding, Corporate communication Pietro Sansone

Un nome che racconta una filosofia

Ogni marca nasce da una visione. Authentica nasce da una convinzione: che la comunicazione d’impresa debba tornare a essere un esercizio di verità, chiarezza e coerenza.

Dentro l’identità di Authentica: strategia, valori e immagine di un brand costruito sulla verità.

Ogni marca nasce da una visione. Authentica nasce da una convinzione: che la comunicazione d’impresa debba tornare a essere un esercizio di verità, chiarezza e coerenza.

Dietro al nome, al segno e alle scelte visive di Authentica c’è un progetto strategico che unisce competenza, metodo e sensibilità estetica. Una riflessione su come si possa costruire un’identità che esprima — anche graficamente — ciò che significa comunicare in modo autentico.

Un nome che racconta una filosofia

Il nome authentica nasce dall’incontro tra latino e inglese, tra tradizione e contemporaneità.
Una parola semplice, quasi universale, che nel contesto della comunicazione corporate diventa un unicum: una dichiarazione d’intenti più che un marchio.
È autentica la verità non mascherata, è autentica una comunicazione originale e integra. È autentica una modalità di lavoro che privilegia l’essenza rispetto alla superficie, la sostanza rispetto all’apparenza.

Radici solide, visione contemporanea

La brand strategy definisce un posizionamento preciso: essere un partner capace di colmare il divario tra PR, advertising e brand design, portando nella comunicazione d’impresa un approccio integrato, etico e innovativo.
Authentica si fonda su valori non negoziabili — autenticità, innovazione, efficienza, etica e responsabilità — e su una convinzione semplice: la comunicazione efficace è quella che nasce dall’ascolto e dalla comprensione reale delle persone e delle organizzazioni.

L’identità visiva: equilibrio tra energia e chiarezza

L’immagine di Authentica riflette questa visione.
Il colore arancio — ispirato al modernismo di Massimo Vignelli — rappresenta energia e razionalità. Le linee essenziali, la tipografia rigorosa e le forme geometriche evocano equilibrio, trasparenza e struttura.
Non ci sono elementi araldici o decorativi, che avrebbero richiamato un altro tipo di autenticità, quella legale / notarile. L’identità visiva è funzionale, moderna, calda.
Ogni dettaglio — dal logotipo al monogramma, dalle applicazioni grafiche alle texture astratte — mira a trasmettere un senso di chiarezza elegante: dire l’essenziale, con cura.

Un’estetica coerente con un’etica

La progettazione del brand Authentica è il risultato di un percorso che ha intrecciato strategia, semantica e design, con l’obiettivo di creare un sistema coerente e riconoscibile, ma soprattutto credibile.
Dietro ogni scelta — dal naming alla palette cromatica, dai riferimenti visivi alle parole chiave — c’è la volontà di rendere visibile una cultura del lavoro fondata su verità, consapevolezza e responsabilità.

Scopri di più