E se la comunicazione aziendale fosse anche una questione di comportamento?
Quando abbiamo fondato Authentica, uno dei primi elementi che ci ha colpito nelle strutture che oggi compongono la Behavioral Impact Alliance è stato il loro modo di progettare.
Abbiamo condiviso gli uffici, lavorato fianco a fianco, comunicato progetti e iniziative, discusso di strategie e di clienti.
Oggi Authentica entra a tutti gli effetti nella Behavioral Impact Alliance. E questo ingresso è il compimento di un processo, iniziato proprio un anno fa, quando abbiamo avuto modo di conoscere da vicino le persone e il loro metodo.
Authentica entra nella Behavioral Impact Alliance. Non solo per collaborare con le realtà che ne fanno parte, ma per adottare un metodo: progettare comunicazione, contenuti, relazioni e identità tenendo conto di come le persone percepiscono, elaborano e ricordano ciò che incontrano.
Quando abbiamo fondato Authentica, uno dei primi elementi che ci ha colpito nelle strutture che oggi compongono la Behavioral Impact Alliance è stato il loro modo di progettare.
Con alcune di loro abbiamo iniziato a collaborare nei primi mesi di vita dell’agenzia. Abbiamo condiviso gli uffici, lavorato fianco a fianco, comunicato progetti e iniziative, discusso di strategie e di clienti.
Oggi Authentica entra a tutti gli effetti nella Behavioral Impact Alliance. E questo ingresso è il compimento di un processo, iniziato proprio un anno fa, quando abbiamo avuto modo di conoscere da vicino i professionisti di BIA e il loro metodo.
Le persone non ricevono la comunicazione in modo neutrale
Le persone selezionano, interpretano, ricordano e condividono le informazioni attraverso meccanismi cognitivi ed emotivi che la ricerca scientifica studia da decenni.
E questo vale anche quando davanti non abbiamo uno spot o un prodotto, ma un'azienda che comunica.
Quando un dipendente ascolta il proprio CEO durante un evento; quando un giornalista apre una mail con un comunicato stampa; quando un candidato entra per la prima volta in contatto con un'azienda; quando un investitore legge una presentazione corporate; quando una persona incontra per la prima volta un nuovo brand sui social… In tutti questi casi, la comunicazione non avviene nel vuoto.
Il contesto, l'ordine delle informazioni, ciò che arriva prima, ciò che si distingue, ciò che altre aziende stanno già facendo possono influenzare il modo in cui quello che si vede e si ascolta viene ricevuto e interpretato.
Per questo pensiamo che le Scienze Comportamentali possano offrire una prospettiva preziosa anche alla comunicazione corporate.
Principi, effetti e meccanismi comportamentali
Prendiamo il primacy effect: le informazioni che incontriamo per prime possono avere un'influenza particolare sulla formazione delle nostre impressioni. È un principio che può sembrare quasi banale, ma diventa molto concreto quando dobbiamo scrivere un comunicato stampa.
Qual è il titolo? Qual è la prima informazione che trova il lettore? Cosa mettiamo nelle prime due righe?
Se l'attenzione è una risorsa scarsa, l'attacco di un contenuto non è semplicemente l'inizio del testo: è una scelta progettuale.
Un ragionamento simile vale per la distintività. Un elemento che si differenzia dal contesto può avere maggiori probabilità di attirare l'attenzione e di essere ricordato. Il cosiddetto distinctiveness effect può quindi diventare una domanda utile anche quando lavoriamo sul corporate design: come può un'identità visiva distinguersi senza diventare semplicemente "diversa"? Quale elemento può diventare riconoscibile e coerente nel tempo?
Anche il momento in cui comunichiamo conta
Pensiamo poi al contesto nel quale una persona riceve un messaggio.
Se dobbiamo progettare un evento aziendale e il CEO deve tenere il suo intervento più importante, non è irrilevante chiedersi quando farlo.
Dopo il welcome drink? All'inizio della serata? Dopo una cena? Alla fine di un evento di diverse ore?
Lo stato delle proprie emozioni e il contesto nel quale una persona riceve un'informazione possono influenzarne attenzione, elaborazione e ricordo. Il cosiddetto mood-congruent processing e, più in generale, la ricerca sugli effetti del contesto e dello stato emotivo ci ricordano che non comunichiamo mai soltanto attraverso le parole. Anche il momento è parte del messaggio.
Se lo fanno gli altri, forse vale la pena ascoltare
Un altro principio immediatamente comprensibile e applicabile per chi lavora nella comunicazione è quello della social proof. Quando non sappiamo bene come comportarci in un determinato contesto, tendiamo a guardare quello che fanno gli altri. È una dinamica che diventa particolarmente evidente quando un brand entra in una nuova community.
Non basta aprire un account su una piattaforma e iniziare a parlare di sé. Prima bisogna capire come quella comunità comunica, quali comportamenti considera appropriati, chi riconosce come credibile.
È uno dei motivi per cui, quando si esplorano nuovi canali, può essere utile presentarsi collaborando con persone o creator che hanno già costruito una relazione con quella community.
Non necessariamente per "farsi pubblicità", ma per entrare in un ambiente sociale attraverso codici che le persone già riconoscono.
È proprio la logica che adottiamo in Authentica per il lavoro sui nuovi canali digitali (vedi i nostri approfondimenti su Reddit, Substack, LinkedIn).
Le applicazioni possibili sono numerose.
Il framing effect, per esempio, ci ricorda che il modo in cui una stessa informazione viene presentata può influenzarne l'interpretazione. È una considerazione rilevante quando definiamo il modo in cui un'azienda racconta un cambiamento, un risultato o una nuova iniziativa.
L'anchoring effect può essere interessante quando si costruisce una presentazione di valori, risultati o dati: la prima informazione numerica o il primo riferimento offerto può diventare un punto di confronto per quelli successivi.
L'availability heuristic aiuta a riflettere sul ruolo che esempi facilmente ricordabili possono avere nella percezione di un'azienda o di un tema. Non sempre ciò che viene ricordato più facilmente è ciò che è statisticamente più importante.
L'endowment effect può invece diventare interessante quando si lavora sulla comunicazione interna e sui cambiamenti organizzativi: le persone possono attribuire un valore particolare a ciò che percepiscono già come proprio. Cambiare un processo, uno strumento o persino un linguaggio interno significa quindi intervenire anche su abitudini e percezioni consolidate.
E poi c'è il commitment and consistency: quando una persona assume pubblicamente un impegno, può essere più portata a comportarsi coerentemente con quell'impegno. Un principio che può avere applicazioni interessanti nella comunicazione interna, nei programmi di engagement e nelle strategie di cambiamento comportamentale.
Naturalmente, nessuno di questi principi è una "scorciatoia" per ottenere automaticamente un comportamento.
Le Scienze Comportamentali non sono un manuale di trucchi persuasivi
Sono, piuttosto, uno strumento per formulare ipotesi migliori, progettare con maggiore consapevolezza e verificare ciò che funziona.
È questo che ci porta in BIA
Per Authentica, entrare nella Behavioral Impact Alliance significa proprio questo. Non diventare un'agenzia di neuroscienze, né trasformarci in professionisti che vedono ogni comunicazione come un esperimento.
Vogliamo invece integrare progressivamente nella nostra cultura progettuale un modo diverso di guardare alla comunicazione: partire dalle persone, dai loro comportamenti e dai meccanismi attraverso i quali attribuiscono attenzione, significato e valore a ciò che incontrano.
Se il nostro lavoro consiste nel costruire relazioni tra organizzazioni e persone, capire meglio come funzionano quelle persone non può che essere parte del lavoro.
Per questo, da oggi, aggiungeremo un po' di scienza in più alle scelte creative e strategiche di ogni giorno.
LinkedIn tenta la svolta: meno Intelligenza Artificiale, più qualità e conversazioni
Nel marzo 2026, avevamo scritto di come LinkedIn stesse vivendo una profonda crisi dovuta all’overdose di contenuti e all’omologazione dei post, anche in virtù del largo utilizzo dell’Intelligenza Artificiale generativa per la redazione dei post.
Qualche mese dopo, possiamo dirlo: LinkedIn ha preso il problema molto sul serio. E sta reagendo.
Come il più famoso dei social network professionali sta annunciando la sua era post-AI.
Nel marzo 2026, avevamo scritto di come LinkedIn stesse vivendo una profonda crisi dovuta all’overdose di contenuti e all’omologazione dei post. Il largo utilizzo dell’Intelligenza Artificiale generativa per la redazione dei post personali e aziendali stava innestando una crisi di rigetto nei confronti di testi sempre più simili tra loro, l’abbandono da parte di alcuni utenti “storici”, il venir meno dell’essenza professionale (e di ricerca lavoro) e l’esplosione delle parodie, che denunciavano la deriva cringe del social network.
Qualche mese dopo, possiamo dirlo: LinkedIn ha preso il problema molto sul serio. E sta reagendo.
Oggi LinkedIn guida i suoi utenti a creare valore
Una chiave per capire quali sono le nuove linee guida per gli utenti si può avere dalle guide Create Possibilities, parte della Showcase Page LinkedIn Guide to Creating.
Le raccomandazioni, sintetizzando le ultime puntate pubblicate, sono:
racconta la tua esperienza
partecipa alle conversazioni
condividi ciò che impari
non avere paura di esporti
Non c’è un ritorno al "pubblica poco". C’è invece l’invito a pubblicare – senza timore – ogni volta che si ha qualcosa di sensato e valido da dire, per stimolare un pensiero o far nascere una conversazione.
I contenuti tipici delle nuove generazioni, molto aperti e spesso pubblicati con una buona dose di faccia tosta, vanno benissimo. Ma è decisamente meglio se portano vero valore, accendono lampadine, toccano nervi scoperti, coinvolgono altri utenti che sono interessanti a leggere o a dire la propria opinione.
L’Intelligenza Artificiale cambia mestiere
LinkedIn, come molti altri, aveva apertamente promosso negli ultimi tempi l’utilizzo di proprie funzionalità basate sull’Intelligenza Artificiale generativa. Per migliorare il CV, la bio ma anche semplicemente per scrivere un post.
Tutti i frequentatori abituali di LinkedIn hanno potuto vedere negli scorsi mesi l'AI Writing Assistant (quello che prometteva di migliorare significativamente i testi scritti "Enhance your post").
Su questo c’è una marcia indietro evidente e senz’altro importante: non più un invito a scrivere con l’ausilio dell’Intelligenza Artificiale. Anzi, un nuovo pulsante - “seems AI slop” - introdotto alla fine di luglio 2026, a disposizione degli utenti che vogliono denunciare l’utilizzo dell’AI!
Cliccando questo pulsante, in un menu attivabile a partire dai 3 punti di fianco a ciascun post, gli utenti possono segnalare i contenuti che ritengono di scarsa qualità e valore proprio in quanto generati dall’Intelligenza Artificiale.
Il Chief Product Officer Hari Srinivasan ha comunicato, dopo qualche settimana dal lancio, che già più di un milione di utenti aveva utilizzato la funzionalità di segnalazione.
L'Intelligenza Artificiale, nella nuova visione di LinkedIn, non deve più scrivere al posto degli utenti. Deve invece: correggere, individuare errori, migliorare la leggibilità. Senza cambiare in alcun modo la voce autentica di chi sta scrivendo un contenuto.
Hari Srinivasan lo sintetizzava così: "proofreads your words, but does not change your voice."
È l’ammissione di un malinteso. Il problema dell'AI su LinkedIn era il gigantesco effetto collaterale derivante dal suo uso (e abuso): la perdita della voce personale.
Le linee guida per gli utenti, in dettaglio: la nuova moneta è il punto di vista
Nelle più recenti guide Create Possibilities – come si diceva - la piattaforma continua a incoraggiare gli utenti a pubblicare, esporsi, raccontare la propria esperienza. Fin lì, è una fotografia di quello che stava accadendo. Adesso però tornano continuamente parole come voice, perspective, experience, value, trust, conversation.
Prendiamo ad esempio la puntata di agosto 2026. Qui si dice: il punto di vista serve ad aprire una conversazione.
"The best conversations rarely begin with someone having all the answers."
Bisogna condividere una prospettiva che spinga gli altri a pensare, rispondere o aggiungere la propria esperienza.
È importante "avere una voce", ma è fondamentale anche questa voce produca uno spazio per altre voci.
Altro esempio: nell'aprile 2026 LinkedIn collega direttamente punto di vista e fiducia, in una edizione della newsletter intitolata "Become a Voice Others Trust".
LinkedIn dice che la fiducia nasce quando le persone riconoscono una voce coerente e imparano a sapere come la pensi. Tra i consigli troviamo:
tornare su temi e idee che caratterizzano il proprio punto di vista;
spiegare il ragionamento dietro una posizione;
mantenere chiarezza anche nei temi complessi;
creare post che aiutino le persone a capire meglio qualcosa;
aggiungere contributi utili nelle conversazioni.
Se l'AI rende sempre più facile produrre una forma linguistica corretta, ciò che diventa scarso è la riconoscibilità di chi parla. Diventa allora fondamentale pubblicare contenuti coerenti tra loro, mostrarsi e dimostrarsi esperti di un tema, rafforzare concetti e opinioni argomentando e fornendo esempi, seguire una linea editoriale, definire e sviluppare un proprio stile.
Ultimo elemento: non basta avere un'opinione, bisogna portare valore. Già nella guida alla strategia 2025, si suggeriva di evitare il semplice share senza aggiungere personal insights e di rinunciare al contenuto promozionale se questo non offre anche spunti o notizie utili. Un conto è l'engagement bait (la “chiamata” all’interazione fine a sé stessa), un altro conto è la domanda che apre una conversazione significativa.
In una guida 2026 dedicata alla visibilità nell'AI search la formula è ancora più esplicita: "Don't just share information; offer unique insights". Definire concetti, affermare con forza e chiarezza – argomentando - e offrire il proprio expert point of view può essere la chiave per la massima visibilità.
LinkedIn torna a fare l’editore
Se volessimo riassumere l’evoluzione che LinkedIn sta vivendo in questi mesi potremmo dire che da una parte c’è l’invito agli utenti:
"Postate. Esprimetevi. Condividete la vostra esperienza."
Dall'altra, c’è il ritorno a un ruolo da curatore e editore:
"Non produciamo informazione indistinta. Selezioniamo, curiamo, organizziamo."
Per chiarire questo passaggio, possiamo esaminare il lavoro dei News Lead nei vari mercati (Vittoria Vimercati per l’Italia) e le nuove selezioni editoriali di LinkedIn News (qui la pagina mondiale, con i link alle pagine regionali; qui la pagina italiana, Linkedin Notizie). I News Lead selezionano notizie o temi e li presentano attraverso una raccolta di post.
La piattaforma sembra quindi muoversi contemporaneamente su due livelli:
dal basso. Più persone devono avere una voce;
dall'alto. Qualcuno deve aiutare a distinguere le voci che vale la pena ascoltare.
Interessante anche il modo in cui le nuove raccolte editoriali di LinkedIn News sono costruite. Anziché premiare un singolo post per il suo contenuto o per le sue interazioni, le News costruiscono un tema attraverso diverse voci (tanti post diversi), secondo una logica molto giornalistica e molto poco algoritmica. Nelle raccolte entrano post di personaggi famosi o semplici utenti. Il numero di interazioni, l’engagement, non è necessariamente un driver di selezione. Il ruolo dei News Lead come curator, utenti “esperti” che leggono, valutano e selezionano, assomiglia qui a quello dei deejay che costruiscono playlist tematiche.
Conclusioni
L'evoluzione di LinkedIn racconta qualcosa che va oltre LinkedIn. L'effetto immediato e più visibile dell’Intelligenza Artificiale sui social network è che la scrittura è diventata di colpo facile, abbordabile per tutti, abbondantissima (per non parlare della creazione di immagini e video, che meriterebbe trattazione a parte). Prima che una crisi di rigetto facesse del male alle piattaforme, queste hanno iniziato a correggere la rotta (certo, accompagnando un “movimento” che arriva in ogni caso dagli utenti). Il valore quindi si sposta verso ciò che non può essere automatizzato:
esperienza
reputazione
giudizio
capacità di selezione
capacità di connessione fra idee
credibilità
L'abbandono dell'AI writer, il passaggio alla sola revisione, le indicazioni della serie Create Possibilities, il contrasto all'"AI slop", il rafforzamento del ruolo dei News Lead e la nascita delle raccolte editoriali di LinkedIn News: letti insieme, delineano una strategia coerente, quella di spostare il valore dalla semplice produzione di contenuti alla qualità del contributo offerto alla comunità.
Una lezione per tutti gli utenti. E anche per le aziende e le loro company page.
L’impatto dell’Intelligenza Artificiale sulla comunicazione aziendale. Esploriamo cosa sta cambiando e cosa potrà ancora cambiare per aziende e agenzie
Mentre nel mondo infuria il dibattito sulla necessità di regolamentare o limitare l’Intelligenza Artificiale, e mentre si discute degli impatti sul mondo del lavoro, noi di Authentica abbiamo scelto di tenere gli occhi ben aperti su tutte le innovazioni e le evoluzioni dell’AI; offrire ai nostri clienti consulenza sul modo migliore e più efficace di utilizzare l’AI, integrandola nei propri processi; focalizzarci su tutte le applicazioni verticali sulla comunicazione aziendale: come cambiano i canali, come si evolvono i contenuti, come possono modificarsi i processi creativi e produttivi.
L’osservatorio permanente di Authentica sull’AI applicata alla corporate communication.
Sin dalla sua nascita, Authentica si è posta l’obiettivo di essere molto attenta all’innovazione. La grande rivoluzione che stiamo vivendo in questi anni è quella legata alla diffusione e allo sviluppo incessante dell’Intelligenza Artificiale. Mentre nel mondo infuria il dibattito sulla necessità di regolamentare o limitare questa tecnologia, e mentre si discute degli impatti sul mondo del lavoro, noi abbiamo scelto semplicemente di:
· tenere gli occhi ben aperti su tutte le innovazioni e le evoluzioni dell’AI;
· offrire ai nostri clienti consulenza sul modo migliore e più efficace di utilizzare l’AI, integrandola nei propri processi;
· focalizzarci su tutte le applicazioni verticali sulla comunicazione aziendale: come cambiano i canali, come si evolvono i contenuti, come possono modificarsi i processi creativi e produttivi.
Presente e futuro del Media Monitoring
La prima occasione è stata lo studio con cui ci siamo presentati. Pubblicato a marzo 2026, “Presente e futuro del Media Monitoring con l’avvento degli Agenti AI” è un white paper che prospetta le evoluzioni attese nel settore del monitoraggio dei media e della media intelligence.
L’Intelligenza Artificiale e, più in particolare, gli Agenti AI, qui possono avere un impatto notevole nel semplificare processi e modalità di analisi. In un’area dove le aziende devono spesso far affidamento a due, tre, quattro piattaforme diverse - per la rassegna stampa tradizionale, web e social media, agenzie di stampa, ecc. - l’Agente può avere il grande merito di gestire query di ricerca, analytics, reportistica in genere in modalità totalmente cross-piattaforma.
In questo senso, può rendere il lavoro dei manager della comunicazione più semplice, veloce ed efficace, liberando tempo per pensiero strategico e creatività. Siamo al lavoro con i nostri partner del Dipartimento di Informatica dell’Università di Salerno per trasformare il nostro studio in un vero e proprio prodotto e servizio acquistabile dalle aziende.
L’annuncio con la presentazione ufficiale di Authentica è leggibile qui. Il report “Presente e futuro del Media Monitoring con l’avvento degli Agenti AI” si può scaricare gratuitamente da qui.
L’oasi di autenticità: Reddit
Dopo aver lanciato Authentica, la nostra attenzione è stata catturata da una serie di articoli che celebravano il successo – pure un po’ tardivo – di Reddit. La popolarità di questa piattaforma è dovuta a tanti fattori diversi, ma anche in questo caso, il ruolo dell’Intelligenza Artificiale è evidente. Reddit è sempre tra i primi siti e tra i più citati come fonti delle risposte da parte delle principali chat AI. E nello stesso tempo, è un rifugio per chi vuole stare lontano dai contenuti codificati, iper curati o peggio generati con l’Intelligenza Artificiale. Per questo lo abbiamo battezzato l’”oasi di autenticità” e ne abbiamo descritto caratteristiche e virtù, prospettando diverse opportunità per brand di tutti i settori.
Leggi qui: L’oasi di autenticità su internet. Perché oggi Reddit è rilevante per tutti.
Il social network più a rischio: LinkedIn
Un altro canale che sta cambiando tantissimo con l’impatto dell’AI è LinkedIn. Lo abbiamo definito – estremizzando un po’ – un social network “a rischio”. I dati in verità ci dicono che LinkedIn è in salute, è rilevante per la comunicazione corporate e l’employer branding, sta vedendo una nuova generazione di influencer e content creator che sono sbarcati online e stanno attirando sempre più seguito. LinkedIn è certi versi il contraltare di Reddit: se di là l’autenticità domina, qui è sempre meno; i post generati con l’Intelligenza Artificiale sono oggettivamente troppi; la nuova “emotività” e fragilità sbandierata in particolare dalla Gen Z appare un po’ fuori luogo agli utenti di vecchia data.
Leggi qui come abbiamo raccontato questa piccola crisi di crescita di LinkedIn e come pensiamo possa essere superata.
Azione e reazione di LinkedIn
L’estate 2026 ha segnato la reazione di LinkedIn alla deriva generata dalla troppa Intelligenza Artificiale. Il social network ha dismesso alcuni strumenti di supporto alla scrittura e ha anzi lanciato una funzionalità di “denuncia” del contenuto scadente creato con l’AI. Contemporaneamente, sta pubblicando una serie di contenuti per guidare gli utenti a scrivere creando valore e stimolando conversazioni.
Il social rifugio: Substack
Detto di Reddit e di Linkedin, ci siamo focalizzati su un nuovo “social”. Un canale che in verità era nato più che altro come infrastruttura tecnica per creare e gestire newsletter. Con il tempo, Substack si è evoluto verso una vera e propria competa piattaforma di publishing, con tanto di paywall per contenuti a pagamento; e ha incorporato diverse funzionalità di interazione tipiche dei social. Rappresenta la culla del contenuto curato, long form. Ben lontano dall’esibizionismo di TikTok, dai feed artefatti di Instagram o dai post scritti con l’AI di LinkedIn.
Qui c’è il classico contro trend. E anche qui, grandi opportunità per corporate branding e personal branding.
Intelligenza Artificiale, creatività e produzione video negli annunci delle squadre per i Mondiali 2026
Altro grande tema è quello dell’Intelligenza Artificiale Generativa applicata alla creatività e alla produzione multimediale. Già da un paio di anni, l’AI è entrata di prepotenza come supporto o ausilio nella creazione di immagini e video. Non si contano più le grandi produzioni pubblicitarie da parte di brand piccoli o di leader mondiali che hanno fatto largo uso della Gen-AI.
Un frame del video di presentazione dei convocati dell’Inghilterra. Si legge il nome del portiere titolare Jordan Pickford
Nel nostro articolo “Creatività, AI e nation branding nei video che presentano le Nazionali della Fifa World Cup 2026”, abbiamo visto come l’Intelligenza Artificiale generativa possa essere un supporto molto valido per supportare la creatività e alzare il livello complessivo della comunicazione di un intero settore. In questo caso, abbiamo selezionato oltre 20 video di grande qualità tra quelli creati dalle diverse Federazioni Nazionali per annunciare i 26 convocati per i Mondiali di calcio in Canada, Messico e Stati Uniti.
Creatività, AI e nation branding nei video che presentano le Nazionali della FIFA World Cup 2026
Nelle ultime settimane, molti di noi si sono imbattuti nei video di presentazione e annuncio dei “magnifici 26”: l’elenco ufficiale dei calciatori, ventisei appunto, che ciascuna nazionale ha scelto di portare ai Mondiali di calcio di Canada, Messico e Stati Uniti.
Passiamo in rassegna alcuni dei video più belli, provando a metterli anche in ordine. Iniziamo dai più semplici per finire con quelli che ci sono sembrati in vetta a un’ipotetica hit parade.
Guida ai video più belli ed efficaci di presentazione delle squadre partecipanti alla Coppa del Mondo di calcio.
Quale comunicazione è più “corporate” di quella di una Federazione calcistica nazionale? Poche altre. Certamente, quelle delle istituzioni, degli organismi internazionali.
Però si sa che il pallone smuove cuori e coscienze, coinvolge ed emoziona. E appare chiaro allora come i messaggi di Federazioni che rappresentano migliaia di praticanti e milioni di tifosi siano davvero molto importanti, forse ancora di più di quelli delle grandi aziende.
Nelle ultime settimane, molti si sono imbattuti sui social network nei video di presentazione e annuncio dei “magnifici 26”: l’elenco ufficiale dei calciatori, ventisei appunto (qualcuno in più per chi ha selezionato anche le riserve), che ciascuna nazionale ha scelto di portare ai Mondiali di calcio di Canada, Messico e Stati Uniti.
Alcuni video sono delle vere e proprie opere d’arte. Tanti, quasi tutti, hanno fatto generoso uso dell’Intelligenza Artificiale generativa, ma questo ormai è un segno dei tempi, che si era visto abbondantemente anche nei post social delle squadre di club nell’ultimo campionato. Abbiamo imparato a riconoscere l’IA dietro l’uso di certi format codificati (ad esempio, la camera che ruota mostrando di volta in volta diversi personaggi apparentemente tutti presenti nello stesso ambiente), dietro certi facili cambi di location senza che cambi la figura in primo piano, dietro la personalizzazioni di scritte e insegne, e da tanti altri indizi. C’è da dire che stavolta l’Intelligenza Artificiale – laddove vi si è fatto ricorso - è stata usata davvero bene, finalizzandola alla costruzione di una narrativa spettacolare e coinvolgente al tempo stesso.
Passiamo in rassegna alcuni dei video più belli, provando a metterli anche in ordine. Iniziamo dai più semplici per finire con quelli che ci sono sembrati in vetta a un’ipotetica hit parade.
Australia
Partiamo con i Socceroos, la nazionale australiana. Il video è in 9:16, pensato quindi per una fruizione tipicamente mobile. Nessun film epico o cinematografico, in questo caso. Abbiamo un ritratto di ogni componente della squadra attraverso gli occhi dei compagni. Ogni convocato viene presentato da un altro giocatore, che ne racconta in poche parole una qualità o un tratto caratteriale. Una sorta di team branding, non nation branding, decisamente originale.
Francia
La Francia ha presentato i convocati collocandoli in una sorta di sitcom ambientata in uno scenario americano. Questa presentazione gioca in modo ironico sul fatto che la Francia si abitui e si adegui anche a nuovi contesti. Del resto, questa nazionale non ha bisogno di costruire una leggenda attorno ai propri giocatori. Con una rosa piena di stelle e da favorita per il titolo, può permettersi di essere divertente. E allora sposta l'attenzione non sulla grandezza della squadra, ma sull'esperienza che la attende.
Colombia
La Colombia ha puntato su una narrazione più classica da video “di sport”. Montaggio emozionale, primi piani, immagini di allenamento e di partita, musica crescente e payoff finale.
Il tema dell’”orgoglio colombiano” va a rafforzare il legame emotivo tra squadra e tifosi.
Brasile e Stati Uniti
Brasile e Stati Uniti hanno puntato maggiormente su eventi mediatici e fisici in cui dare risalto all’annuncio dei convocati. I 26 degli USA si possono vedere qui. I numeri di maglia dei nazionali brasiliani sono stati presentati in questo simpatico cartoon. Singolare il fatto che – nel caso del Brasile – abbia avuto tanto successo un video “non ufficiale”, nel classico format da Intelligenza Artificiale. Eccolo di seguito.
Canada
Il video del Canada è apparentemente molto semplice: la CN Tower di Toronto come simbolo iconografico del paese e poi la presentazione dei calciatori uno ad uno, con grafica, foto e mini-video. È stato però preceduto da un vero e proprio show, un programma ad hoc sulla tv nazionale dedicato all’occasione.
Germania
La Germania affida alle parole del coach Julian Nagelsmann la presentazione dei calciatori, che poi però prosegue con i messaggi di incoraggiamento dei loro cari, mentre le immagini alternano foto dei convocati da giovanissimi con video del presente.
Non importa quanto tu sia famoso: quando arriva quella chiamata, torni a essere semplicemente un ragazzo che realizza un sogno.
Argentina
L’Argentina campione in carica ha inizialmente pubblicato un video molto promettente come teaser. Al teaser è seguito questo video-sequel. E, ancora, il video che celebra la partenza per gli USA. Mentre questa prima operazione è sembrata sostanzialmente user-generated, il video ufficiale di annuncio dei convocati è stato in realtà in tono un po’ minore rispetto alle altre nazionali.
Nel complesso di questo lancio, possiamo dire che l'Argentina ha trasformato la convocazione in un pellegrinaggio identitario. Attraverso la figura di Marito, storico custode della Selección, e le note di Tierra Zanta di Trueno, il video attraversa simboli, luoghi e persone che compongono il mito albiceleste. È il racconto di una nazione calcistica che – già sul tetto del mondo 4 anni fa – non ha bisogno di stupire ma vuole difendere una leggenda già scritta.
Panama
Panama presenta i calciatori attraverso scene girate nelle strade del paese, mentre il commissario tecnico Thomas Christiansen scrive i nomi sulla sua lavagna.
Uzbekistan
Approccio simile a Panama è quello dell’Uzbekistan, che ha realizzato un video dove anche lo sponsor gioca un ruolo significativo.
Ecuador
L’Ecuador, con “We’re Serious”, porta i nazionali convocati nelle strade d’America attraverso le maglie indossate da comuni ecuadoregni. Il tema dello “sbarco” negli USA è fatto proprio anche da altre nazionali, come vedremo, ma qui assume anche il ruolo di coinvolgimento e gratificazione della community dei nazionali che vivono e lavorano negli Stati Uniti. Un tema molto attuale date le recenti strette sull’emigrazione in quel paese.
Paraguay
Il Paraguay ha costruito un parallelismo con la forza e la perseveranza necessaria per produrre un poncho da 60 strisce.
Una bella metafora per mettere insieme calcio e identità popolare del paese.
Nuova Zelanda
La Nuova Zelanda ha adottato un tono più leggero e autoironico, molto diverso dalle produzioni europee iper-epiche. Si gioca sull’identità locale, sui piccoli centri, sui tifosi comuni e su un’estetica quasi indie.
Una nota “speciale” per la musica. La band si chiama Elemeno P e il brano Verona. Il titolo rimanda al Verona Cafe di Auckland, locale storico della scena musicale e alternativa neozelandese. Il testo è una fotografia della gioventù neozelandese dei primi anni 2000. Racconta il Paese attraverso la sua cultura pop, evocando pub, comunità, provincia, amicizie, quotidianità.
Curaçao
Curaçao ha realizzato un video gioioso e musicale. I nomi dei convocati vengono annunciati attraverso una canzone originale in papiamento, la lingua creola dell'isola, trasformando la lista dei 26 in un vero e proprio brano musicale. Il vero protagonista è la cultura di Curaçao: la musica, la lingua, i colori, il ritmo caraibico. Dal punto di vista narrativo, il video punta sul dire "guardate chi siamo". E questo è particolarmente efficace perché Curaçao è la nazione più piccola mai qualificata a un Mondiale, con circa 150.000 abitanti.
Senegal
La federazione senegalese ha scelto una narrazione completamente cinematografica, che si direbbe fortemente basata sull'Intelligenza Artificiale. Una sorta di racconto mitologico africano, con guerrieri, leoni, paesaggi selvaggi, messaggeri e simboli ancestrali, accompagna la rivelazione dei convocati.
Un video lodato per l'impatto visivo e la forza simbolica, ma criticato per l'uso dell'AI e il ricorso a qualche immagine stereotipata dell'Africa.
Paesi Bassi
I Paesi Bassi rinunciano all'epica e scelgono l'identificazione. Attraverso un montaggio che mette continuamente in parallelo tifosi e calciatori, il video racconta la nazionale come espressione della comunità che la sostiene. Nessuna celebrity, nessun artificio tecnologico: solo la passione condivisa per il calcio e l'idea che, in fondo, tra chi scende in campo e chi canta sugli spalti esista un unico grande racconto collettivo.
Uruguay
L'Uruguay ha puntato sul racconto di sé stesso come comunità. I 26 convocati sono il riflesso di un intero popolo di appena tre milioni e mezzo di abitanti: "Vamos que somos tres millones".
I nomi dei giocatori emergono lungo strade, campagne, spiagge e piccoli centri dell'interno del Paese, mentre scorrono volti noti della cultura e dello spettacolo uruguaiano. Con la colonna sonora Cielo de un solo color, una sorta di inno della Celeste. Il tecnico Marcelo Bielsa compare in bicicletta in diverse scene, attraversa il Paese insieme ai suoi giocatori.
In questo caso, non si è puntato su Intelligenza Artificiale e spettacolarizzazione produttiva. Si celebra il legame tra la nazionale e il suo territorio, in modo genuino e caloroso.
Messico
Il Messico, un altro dei paesi ospitanti, ha puntato su una gloria nazionale, l’attore, regista, produttore e presentatore Roberto Gómez Bolaños, la cui voce è stata ricreata – con il consenso della famiglia – per presentare i 26 convocati.
Come per altre nazionali sudamericane, è forte qui il richiamo all’identità nazionale e all’identificazione tra i calciatori e i cittadini del paese.
Spagna
La Spagna fa nation branding: a prima vista, sembra un semplice video con un testimonial d’eccezione, il re. In realtà, il vero protagonista è il popolo spagnolo.
I nomi dei giocatori vengono annunciati da persone comuni — pescatori, insegnanti, panettieri, tassisti, studenti, magistrati, cuochi, ricercatori, anziani e bambini — che rappresentano la varietà sociale e geografica del Paese. Felipe VI interviene come garante istituzionale di questa idea e pronuncia la frase chiave del film: "Questa è la lista di un intero Paese. Questa è la lista della Spagna". La monarchia viene utilizzata come simbolo di unità nazionale più che come elemento celebrativo. Il video è quasi documentaristico. Niente effetti speciali, AI, celebrity (re a parte). La regia alterna scene di vita quotidiana e professioni diverse, costruendo una rappresentazione della Spagna contemporanea.
Norvegia
La Norvegia trasforma la convocazione in un discorso alla nazione. Con la voce di re Harald V e immagini che attraversano fiordi, villaggi e comunità locali, il video racconta il ritorno ai Mondiali dopo 28 anni come una conquista collettiva. I convocati non sono presentati come star, ma come figli di un Paese che finalmente torna a occupare il proprio posto sulla scena internazionale.
Si è scelto di celebrare un ritorno. E di farlo con una solennità che solo un re novantenne può dare.
Scozia
“Our Scotland. You’re an easy country to love” sono le parole con cui Ewan McGregor apre il video “2026 FIFA World Cup Scotland Squad Announcement”. Qui si punta tutto sul sentimento, sull’emozione e sull’identificazione del pubblico sia con l’attore sia con i luoghi e i simboli mostrati. McGregor non legge semplicemente i convocati ma recita una vera e propria dichiarazione d'amore alla Scozia. Il testo parla del vento, della pioggia, delle colline, dei paesaggi e della gente comune, trasformando il Paese in un personaggio del racconto.
La chiave narrativa è il ritorno. Dopo 28 anni di assenza dai Mondiali, la nazionale viene presentata come la voce di un popolo che finalmente torna a farsi sentire.
I convocati compaiono solo alla fine: prima vengono il paesaggio, la memoria e il sentimento di un Paese che ritorna con tanto orgoglio sulla scena mondiale.
Inghilterra
Questo è probabilmente il video più sofisticato dell'intera rassegna. Le guest star sono certamente i Beatles e già valgono una menzione speciale. Poi però c’è la rappresentazione dell'incontro tra due miti culturali britannici e americani. Il Mondiale si gioca in Nord America e la federazione inglese costruisce tutto il film attorno all'idea della "British Invasion", quando negli anni Sessanta i Beatles conquistarono gli Stati Uniti. Per questo il video è girato a New York e disseminato di riferimenti alla cultura americana. Lo spettatore è costretto a cercarli, trasformando la visione in un'esperienza partecipativa.
Tanto utilizzo di Intelligenza Artificiale, ma in modo intelligente e funzionale allo storytelling, in particolare nel personalizzare insegne ed altri elementi trasformandoli nei nomi dei calciatori inglesi convocati. Tutto da godere.
E noi?
Siamo sicuri che anche l’Italia, se fosse stata tra le nazionali presenti, avrebbe fatto la sua figura. Quale paese, più del nostro, può mostrare luoghi, paesaggi, bellezze archeologiche e architetture mozzafiato? Certamente, il nostro video avrebbe saputo valorizzare queste ricchezze.
Purtroppo per noi, possiamo goderci solo una piccola polemica per qualche piccolo post di annuncio di una piccolissima amichevole contro Lussemburgo; e sorbirci qualche meritato sfottò, da utenti e anche da brand.
La semplicità non esiste senza complessità
La semplicità rassicura, promette chiarezza, ordine, immediatezza. Nel branding e nel design visivo viene spesso percepita come una qualità assoluta: qualcosa a cui tendere, da ottenere togliendo, riducendo, ripulendo.
Eppure la semplicità non è una riduzione automatica, non è un gesto di sottrazione fine a sé stesso, non è mai il risultato di un impoverimento.
Nel design visivo e nel branding, essere semplici non significa ridurre tutto all’essenziale, ma dare forma comprensibile a ciò che essenziale non è.
Illustrazioni tratte dal libro Le leggi della semplicità, di John Maeda (Bruno Mondadori)
Capita molto di frequente che ad un designer venga rivolta questa richiesta: “Vorrei qualcosa di semplice”.
È una richiesta comprensibile, quasi inevitabile.
La semplicità rassicura, promette chiarezza, ordine, immediatezza.
Nel branding e nel design visivo viene spesso percepita come una qualità assoluta: qualcosa a cui tendere, da ottenere togliendo, riducendo, ripulendo.
Eppure, proprio qui nasce il primo equivoco.
Perché la semplicità, nel progetto, non coincide quasi mai con ciò che appare semplicemente “pulito”. Non è una riduzione automatica, non è un gesto di sottrazione fine a sé stesso, non è il risultato di un impoverimento.
La semplicità è, semmai, una forma di decisione. Una forma di intelligenza.
John Maeda, ne “Le leggi della semplicità”, non la descrive come una fuga dalla complessità, ma come un modo per governarla. Il suo libro propone dieci leggi per bilanciare semplicità e complessità in design, business e tecnologia, fino alla formula che forse riassume meglio di tutte il problema: togliere l’ovvio, aggiungere il significativo.
Lo si vede molto bene anche nell’identità della città di Porto, progettata da White Studio/Eduardo Aires, traduce la complessità urbana in un sistema di segni semplice, modulare e riconoscibile.
Il progetto era per la Câmara Municipal do Porto e comprendeva il celebre logotipo “Porto.” più il sistema di icone geometriche ispirate agli azulejos e alla cultura visiva della città. La complessità urbana non viene compressa in un unico simbolo, né semplificata fino a diventare generica. Viene tradotta in una grammatica visiva ordinata, riconoscibile, componibile. Il risultato appare semplice perché il sistema è chiaro, non perché la città sia stata ridotta a un segno povero.
Un brand, del resto, non è mai semplice in sé.
Non lo è perché non è mai fatto di un solo elemento. Anche quando appare essenziale, contiene sempre una pluralità di livelli: una storia, un tono, un sistema di valori, un posizionamento, una gerarchia di messaggi, una serie di contesti in cui deve vivere.
Un’identità visiva deve tenere insieme segni, parole, immagini, spazi, supporti, applicazioni, tempi di lettura e aspettative diverse.
Pensare che la semplicità consista nel cancellare tutto questo significa fraintendere la natura stessa del progetto.
La complessità, allora, non è un errore. È la condizione di partenza.
Il compito del design visivo non è quello di negarla, ma di darle forma. Organizzarla. Filtrarla. Stabilire priorità. Ridurre il rumore senza ridurre il senso. Ogni identità visiva efficace lavora precisamente su questo equilibrio: non fa sparire il molto, lo rende orientabile. Non nega la densità di un brand, ma costruisce una struttura che permetta di attraversarla senza sforzo inutile.
In questo senso la semplicità non coincide con il poco. Coincide con il comprensibile.
Un’identità è semplice quando si lascia leggere con naturalezza. Quando guida lo sguardo senza imporsi. Quando chiarisce ciò che conta e lascia sullo sfondo ciò che può restare secondario. Quando ogni elemento sembra occupare il posto giusto, con il giusto peso, nel giusto rapporto con gli altri. Non è l’assenza di complessità a produrre questa sensazione, ma la qualità delle relazioni che il progetto costruisce.
È il caso dell’identità del Whitney Museum, progettata da Experimental Jetset. Il cosiddetto “responsive W” è un segno minimo, quasi una linea spezzata, ma la sua forza sta nella capacità di adattarsi a formati, immagini, manifesti, pubblicazioni e ambienti diversi. Non funziona come un marchio chiuso e monumentale, ma come una struttura elastica. La semplicità non è qui una forma statica, ma una regola di comportamento: un modo per dare coerenza a contenuti sempre diversi senza appiattirli.
Per questo la semplicità non è mai soltanto una questione di stile.
Non basta scegliere un font sobrio, una palette ridotta o un layout ordinato per produrla davvero.
Ciò che percepiamo come semplice è spesso il risultato di un grande lavoro invisibile: gerarchie ben calibrate, proporzioni corrette, ripetizioni controllate, contrasti misurati. È un equilibrio che si avverte prima ancora di essere analizzato.
L’identità del MoMA progettata da Paula Scher per Pentagram, in particolare lavora precisamente su questo piano. Più che sull’invenzione di un segno spettacolare, il sistema costruisce una riconoscibilità attraverso scelte tipografiche, impaginazione, rapporto tra immagini e testo, gerarchie editoriali e ritmo visivo. È una semplicità meno appariscente, ma molto sofisticata: non cerca l’effetto immediato, cerca l’ordine.
E in un’istituzione che produce, conserva e comunica una quantità enorme di contenuti, l’ordine diventa una forma di identità.
Maeda insiste anche su un altro aspetto fondamentale: semplicità e complessità hanno bisogno l’una dell’altra.
Non esiste l’una senza il confronto con l’altra.
Nel branding questo significa che un’identità visiva non diventa forte quando azzera tutto, ma quando capisce cosa deve emergere e cosa può arretrare. Cosa va detto subito e cosa può rimanere implicito. Cosa è essenziale alla comprensione e cosa, invece, appartiene a quel margine di profondità che rende un brand interessante, riconoscibile, vivo.
È qui che la semplicità smette di essere banalità e diventa precisione.
Perché semplificare non vuol dire rendere tutto neutro. Non vuol dire cancellare il carattere. Non vuol dire portare ogni identità verso la stessa lingua visiva, fatta di superfici vuote e segni senza attrito.
Al contrario: un’identità visiva ben progettata può essere semplice e insieme densa, autorevole, perfino complessa.
Può avere personalità senza essere rumorosa. Può essere riconoscibile senza essere ridondante. Può esprimere molto senza mostrare troppo.
L’identità di Casa da Música, progettata da Sagmeister, è utile proprio per chiarire questo punto. Il marchio deriva dalla forma architettonica dell’edificio di Rem Koolhaas: un volume irregolare, riconoscibile, trasformato in un sistema visivo capace di generare variazioni cromatiche e applicazioni differenti.
È una soluzione semplice nel principio, ma non neutra nel risultato.
Non cerca una forma generica di eleganza minimale; estrae l’identità dal carattere specifico del luogo.
La semplicità, qui, non cancella la personalità: la concentra.
La vera sfida è tutta qui: fare in modo che la complessità non si trasformi in confusione.
La semplicità, infatti è una postura nei confronti di chi osserva. Significa non sovraccaricare, non distrarre inutilmente, non moltiplicare i segnali quando non serve.
Significa scegliere con cura ciò che merita di rimanere visibile.
Per questo, forse, la richiesta “vorrei qualcosa di semplice” andrebbe ascoltata con più sospetto e più attenzione.
Perché spesso, dietro quella frase, c’è il desiderio di un progetto che sia non più vuoto, bensì più chiaro. Più solido. Più giusto. Più capace di restituire ordine a qualcosa che ordine, in partenza, non ha.
La semplicità è la forma più leggibile della complessità senza rinunciare ad essa.
Ed è proprio per questo che, nel design visivo e nel branding, rimane una delle cose più difficili da progettare.
Un duo di dj è diventato un’icona dell’europeismo. E con loro un bel pezzo di Italia
The Mind Enterprises, duo italiano di dj e performer stanno vivendo un’esplosione di popolarità, grazie al fatto di essere diventati i protagonisti di una serie di meme, dove il loro atteggiamento distaccato e disincantato li trasforma in icone di una sorta di “European attitude”.
Perché tutti si sono innamorati dei meme di The Mind Enterprises. Come i brand italiani potrebbero cavalcare il fenomeno.
The Mind Enterprises sono un duo italiano di dj e performer, formato da Andrea Tirone e Roberto Conigliaro.
Sono attivi da alcuni anni e i media italiani e internazionali si sono già occupati di loro, sia delle loro proposte musicali sia del loro particolarissimo stile.
Stanno però vivendo in questi giorni un’esplosione di popolarità, grazie al fatto di essere diventati i protagonisti di una serie di meme, dove il loro atteggiamento distaccato e disincantato li trasforma in icone di una sorta di “European attitude”.
Andrea Tirone e Roberto Conigliaro sono diventati virali proprio grazie alla loro estetica, che hanno curato in modo particolare per renderla coerente con la loro proposta musicale.
Quali sono i punti chiave dell’iconografia di The Mind Enterprises?
Innanzitutto, al pubblico piace il richiamo esplicito all’Italo disco anni ’80-’90, che era già un fenomeno di culto per molti, in diversi stati europei.
Il richiamo avviene nell’outfit:
jeans slavati / acid wash
camicie aperte
occhiali scuri
Nei props utilizzati:
sigarette
Campari (e altri brand di alcolici)
atteggiamento rilassato / distaccato
Nel setup:
uno dei due spesso “non fa nulla” mentre l’altro suona (elemento comico particolarmente potente)
Di questa estetica, colpisce particolarmente il fatto che sia
iper-specifica (italiana)
ma anche iper-universale (cool europeo stereotipato)
Possiamo dire che The Mind Enterprises incarnano una versione memetica di:
dolce vita
disimpegno
stile senza sforzo
Il ponte con il meme: da “European mind” a “The Europeans now”
Il fenomeno dei meme associati alle differenze tra USA e Europa non nasce con i Mind Enterprises. Si può collegare ad alcuni template precedenti, già in uso da alcuni anni.
In particolare il meme:
“The European mind cannot comprehend this”
nasce su X nel 2023
inizialmente vede gli americani che ironizzano sugli europei
poi avviene un ribaltamento e sono gli europei che iniziano a ironizzare sugli americani
Il tema centrale di questo format erano le differenze culturali tra USA ed Europa. Talvolta anche semplici differenze “logistiche”: ad esempio, il fatto che un europeo non possa in nessun modo capire che in una qualsiasi grande città americana si può camminare per un’intera giornata rimanendo sempre sulla stessa strada.
La mutazione: quando entrano i Mind Enterprises
A un certo punto (fine 2025–inizio 2026):
varie clip dei Mind Enterprises (live, video musicali) iniziano a diffondersi su TikTok e Instagram
vengono estratte dal loro contesto originale
e usate come reaction meme
Il formato tipico vede un testo sopra, del tipo “Americans: [crisi geopolitica / guerra / caos]”
E un video sotto, con i Mind Enterprises che:
fumano
bevono
ballano
non fanno nulla
Il significato implicito è:
“gli europei guardano e non reagiscono”
Il significato originale: auto-ironico
All’inizio il meme NON è politico in senso stretto.
Il primo livello (originario) è quello di fare ironia sull’Europa come:
lenta
passiva
burocratica
non interventista
Quasi una critica interna:
“l’Europa lascia correre”.
La svolta politica (2026): anti-Trump, anti-MAGA
Guardando le discussioni recenti, il tono cambia chiaramente.
I meme vengono usati per dire:
“non aiuteremo gli USA”
“non è la nostra guerra”
critica esplicita a Trump
Nei commenti emergono:
riferimenti a NATO, guerre, geopolitica
ostilità verso leadership americana
È un passaggio cruciale, in cui il meme evolve da autoironia europea a presa di posizione politica.
E il filone ha continuato ad arricchirsi con le “reazioni” alle elezioni ungheresi, con la sconfitta di Orbán avvenuta nonostante il palese endorsement di Trump e Vance.
E a quel punto il fenomeno è diventato evidente e visibile, tanto da ispirare un articolo anche sulla rubrica Login del Corriere della Sera.
Perché il meme funziona così bene
Nei video dei Mind Enterprises ci sono almeno 4 leve “memetiche” forti:
1. Dissociazione visiva
contesto: crisi globale
risposta: vibe rilassata disco
contrasto = comicità
2. Loop perfetto
video brevi
ritmo musicale ipnotico
facilmente riutilizzabili
3. Personaggi archetipici
I due diventano:
“l’Europa che fuma e osserva”
“l’Europa che balla mentre il mondo brucia”
4. Ambiguità
Il meme può essere letto:
come critica
come orgoglio
come cinismo
Questa ambivalenza lo rende trasversale
Seguendo l’esplosione dei meme dei Mind Enterprises tra fine 2025 e inizio 2026, con la crescente presenza in particolare su X e Reddit (vedi: r/me_irl con decine di migliaia di upvote), è singolare il fatto che molti utenti non abbiano alcuna idea di chi siano i due. Segno tipico dei meme che superano l’autore (o i protagonisti).
Brand opportunity: caso di scuola
Premesso che i Mind Enterprises – in quanto artisti già noti e visibili – hanno il loro management e presumibilmente vantano già collaborazioni strutturate e contrattualizzate, è chiaro che la loro popolarità “aumentata” li rende ora particolarmente appetibili per i brand. Una collaborazione con Campari (presente in molti video) è apparentemente già attiva (v. il post di promozione del tour australiano).
Perché i brand possono efficacemente agganciarsi
Il duo incarna:
italianità esportabile
nostalgia anni ’80-’90
coolness effortless
L’estetica così chiara e coerente rende i richiami alle marche facili, immediati, efficaci. Proviamo a passare in rassegna brand e aziende che potrebbero starci.
Brand più “naturali”
Fashion / sportswear
Sergio Tacchini
Diadora
Perfetti per l’estetica archive / vintage
Beverage
Peroni
Nastro Azzurro
Branca
Disaronno
già attivo: Campari
In associazione immediata con il lifestyle italiano.
Altri possibili
automotive (Fiat heritage, Vespa e Piaggio)
design (Alessi, Memphis)
travel / turismo italiano (es. Riviera Romagnola)
Handle with care. Or be brave!
Bisogna considerare che il meme dei Mind Enterprises oggi è sempre più politicizzato.
Quindi:
l’opportunità è la grande visibilità
il rischio è l’associazione con una polemica anti-USA / anti-Trump
I brand dovrebbero:
lavorare sul lato estetico, culturale, musicale
evitare appropriazione diretta del messaggio politico
In alternativa, un brand che volesse legarsi a The Mind Enterprises potrebbe avere un approccio decisamente coraggioso (ma che potrebbe pagare):
abbracciare con convinzione la posizione “European”, accettando anche i rischi di schierarsi, peraltro in un momento storico in cui la postura americana in politica estera sta facilitando la nascita di una coscienza e di un’identità europee. In questo senso, anche una larga fetta del pubblico americano potrebbe sentirsi più vicina a questi ideali e meno a quelli portati avanti dalla propria classe politica.Con un po’ di orgoglio, noi italiani possiamo notare come abbiamo prestato tanto dei nostri stereotipi per costruire uno stereotipo europeo.
Se, come qualcuno ha ipotizzato, Andrea e Roberto sono addirittura “eroi della resistenza europea”, potremmo essere lieti che questi eroi siano italiani.
Infine, è significativo che qui siamo di fronte a un meme che trasforma persone reali in simboli culturali.
I Mind Enterprises diventano:
non più artisti
ma metafora vivente dell’Europa contemporanea
E in questo passaggio:
perdono il controllo sul significato
ma guadagnano una nuova rilevanza globale
Chissà loro cosa ne pensano…
E se fosse LinkedIn il primo social a cadere vittima dell'Intelligenza Artificiale?
All’interno della comunità tech circola da decenni un vecchio adagio: quando un prodotto digitale viene acquisito da Microsoft, raramente finisce bene. Si può dire che LinkedIn sia un’eccezione, finora. Oggi, la piattaforma è più grande, più influente e più centrale di prima. Eppure qualcosa è cambiato.
L’esplosione di contenuti rischia di trasformare il social professionale più importante del mondo in una caricatura di sé stesso. Ma qualche antidoto esiste.
Per anni LinkedIn è stato il luogo dei CV digitali, degli annunci di lavoro, dei comunicati aziendali, a volte accompagnati dal post personale di un CEO o di un Top Manager. Un’infrastruttura professionale, utile a connettere persone operative nello stesso ambito, nella stessa industry o in settori tra loro vicini.
Se confrontato con gli altri social network, LinkedIn era anche uno spazio relativamente selettivo. Si pubblicava poco. Si pubblicava quando c’era qualcosa da dire: un nuovo ruolo, un progetto importante, un risultato aziendale significativo. Oppure una riflessione professionale davvero utile per la propria rete.
La storia di LinkedIn abbraccia già oltre 15 anni di internet e riguarda ormai oltre un miliardo di iscritti nel mondo. La milestone più significativa di questa storia è sicuramente l’acquisizione da parte di Microsoft, avvenuta nel 2016. All’interno della comunità tech circola da decenni un vecchio adagio: quando un prodotto digitale viene acquisito da Microsoft, raramente finisce bene. Si può dire che LinkedIn sia un’eccezione, finora. Oggi, la piattaforma è più grande, più influente e più centrale di prima.
Eppure qualcosa è cambiato.
I nuovi contenuti. Moltissimi e più leggeri
Il cambiamento più evidente è la quantità.
Su LinkedIn oggi c’è molto più contenuto rispetto al passato: post iper-frequenti, sfide personali di pubblicazione (“un post al giorno per 365 giorni”), thread lunghi e strutturati come mini articoli, storytelling personali sempre più elaborati.
L’evoluzione è stata accompagnata dallo sbarco su LinkedIn della Gen Z. Qualcuno ha parlato di “tiktokizzazione di LinkedIn”. Oggi ci si registra e si inizia a pubblicare quando si è ancora studenti, spesso prima ancora di entrare nel mondo del lavoro. I nuovi post hanno hook iniziali forti, storytelling in prima persona, ritmo narrativo, vulnerabilità esibita, contenuti brevi e performativi. Dinamiche tipiche di TikTok e Instagram entrate all’improvviso dentro una piattaforma che era business, e oggi non è più solo business.
LinkedIn non è diventato di colpo un social “leggero”, con tanti TikTok personali in forma testuale, ma sicuramente è diventato ibrido.
Accanto ai contenuti tecnici oggi convivono:
confessioni professionali,
dichiarazioni motivazionali,
racconti di fallimenti,
prese di posizione,
storytelling identitari.
L’altro fronte è l’impatto evidente dell’Intelligenza Artificiale.
L’IA ha abbassato drasticamente la soglia di produzione. Scrivere un post richiede pochi minuti. Basta inserire qualche bullet point in uno strumento generativo e il contenuto è pronto.
Il problema è che questi contenuti iniziano a somigliarsi tutti.
Stessa struttura narrativa.
Stesso ritmo.
Stessa punteggiatura sincopata.
Molti iniziano con una storia personale.
“Stamattina in aeroporto ho visto una scena che mi ha fatto riflettere…”
E si articolano quasi sempre in uno svelamento a sorpresa:
“Pensavo che il problema fosse questo.
Non lo era.
Era quell’altro.”
Per poi concludersi con la morale finale: una lezione su leadership, recruiting, crescita professionale o cultura aziendale.
E a volte una call-to-action, per stimolare dibattito e interazione:
“A voi cosa è capitato di simile? Scrivetelo nei commenti.”
Il risultato è una produzione industriale di storytelling per ispirare o motivare, comunque esibirsi, dove ogni contenuto è uguale all’altro.
Le reazioni
La trasformazione dei post non significa che LinkedIn sia di colpo diventato irrilevante.
Quando capita che il linguaggio di una piattaforma inizia a diventare formula, inevitabili arrivano le reazioni. Subito, scatta la parodia.
Oggi esiste un partecipatissimo subreddit dedicato a raccogliere i casi più surreali raccontati in Italia in forma di post LinkedIn. Si chiama LinkedInCringeIT, su Reddit. E ne esistono versioni anche di altri paesi e in altre lingue, naturalmente.
Il subreddit LinkedInCringeIT è pieno di esempi di storytelling improbabili, lezioni di leadership ricavate da episodi aeroportuali, epifanie manageriali nate davanti alla macchinetta del caffè.
La prima reazione, dunque, è il sarcasmo.
La seconda rischia di essere dietro l’angolo: smettere di prestare attenzione a questi contenuti in eccesso. Per non dire di chi è arrivato ad abbandonare il social network, pur di non imbattersi più in tale valanga di “AI slop”.
E queste reazioni possono rappresentare un grosso problema per un social network professionale, per uno spazio dove aziende e persone costruiscono reputazione e credibilità.
LinkedIn senza AI, nell’interpretazione ironica di un utente
Del resto, il dubbio che LinkedIn stia diventando meno efficace di un tempo, anche per cercare lavoro, sta affiorando in diverse fasce di utenti. Se anche questa funzione venisse messa in crisi (è quello che ha paventato - in realtà fornendo alcuni antidoti - un provocatorio articolo de Il Post “LinkedIn serve a qualcosa?” ), il futuro di questo social network potrebbe essere veramente a rischio.
Cosa, o chi, può salvare LinkedIn
Oggi, LinkedIn continua a essere uno degli spazi migliori per costruire conversazioni professionali, visibilità e relazioni.
E proprio in questo contesto stanno emergendo figure sempre più rilevanti: i creator professionali. Se la “deriva” è verso un social networking più leggero e più su misura della Gen Z, non è una sorpresa se pure LinkedIn sta diventando un luogo per influencer e professionisti del contenuto. Che non scrivono post in serie con l’Intelligenza Artificiale. Utilizzano LinkedIn con un linguaggio riconoscibile, un proprio stile, contenuti verticali e una community attiva. Sfruttano i nuovi strumenti introdotti negli ultimi anni: una piattaforma di publishing integrata, l’opzione di distribuire il contenuto in forma di newsletter.
L’evoluzione è stata ben analizzata da Lia Haberman, che ha dedicato un approfondimento al ruolo crescente dei creator nella piattaforma e al modo in cui LinkedIn sta progressivamente adottando logiche tipiche della creator economy.
(Approfondimento: 7 Things to Know about LinkedIn in 2026).
L’influenza, dunque, non è più prerogativa esclusiva di CEO o top manager, secondo un’evoluzione che adesso anche LinkedIn ha formalizzato con i suoi programmi dedicati a chi crea contenuti.
Oggi, per gli influencer su LinkedIn, possiamo distinguere almeno tre categorie:
1. Top Voices istituzionali
Executive, imprenditori, giornalisti, leader di pensiero con un posizionamento chiaro e una community consolidata.
2. Creator verticali indipendenti
Esperti di HR, marketing, finanza, tech, sostenibilità. Profili che costruiscono autorevolezza attraverso contenuti ricorrenti, formati riconoscibili, conversazioni attive nei commenti.
3. Employee-creator
Professionisti “normali” che, raccontando il proprio lavoro e la propria azienda, diventano di fatto ambassador con un seguito significativo.
Creator internazionali
Negli Stati Uniti, figure come Gary Vaynerchuk utilizzano LinkedIn come estensione del proprio ecosistema media, mescolando marketing, leadership e contenuti motivazionali in una logica cross-platform.
Allo stesso modo Mel Robbins porta sulla piattaforma contenuti legati a produttività, benessere e crescita personale, dimostrando che l’area “professionale” può includere dimensioni emotive e identitarie.
Interessante anche il caso di Natalie Marshall (Corporate Natalie), che nasce su TikTok e Instagram e porta su LinkedIn un linguaggio generazionale, ironico e metanarrativo sul mondo corporate. È un esempio evidente di contaminazione tra creator economy e ambiente professionale.
Creator italiani
Anche in Italia il fenomeno è visibile.
Giorgia Fumo, riconosciuta tra le Top Voices italiane, utilizza la comicità per leggere e interpretare dinamiche aziendali e professionali. La sua presenza in eventi corporate dimostra come il confine tra creator, intrattenimento e comunicazione d’impresa sia sempre più poroso.
Gabriella Greison porta su LinkedIn divulgazione scientifica e cultura, dimostrando che autorevolezza e storytelling possono convivere anche in un ambiente business.
Profili come Silvia Rovere mostrano invece come un executive possa utilizzare la piattaforma non solo per comunicazione istituzionale, ma per alimentare una conversazione più ampia su leadership e trasformazione.
Un post di Giorgia Fumo
Perché coinvolgere i Creator
In uno scenario in cui le pagine aziendali competono in un feed dominato da persone, e i contenuti sono sempre di più, collaborare con Creator e Top Voices può diventare, per molte aziende, un’alternativa — o un’integrazione — alla produzione esclusivamente interna.
Le ragioni sono in buona parte le stesse già valide su Instagram e TikTok:
1. Credibilità trasferita
Un Creator ha una relazione attiva con la propria community. Non solo visibilità, ma fiducia.
2. Distribuzione organica
L’algoritmo tende a premiare i profili personali rispetto alle pagine corporate. La conversazione si sviluppa nei commenti.
3. Linguaggio nativo
I Creator conoscono tempi, formati e dinamiche della piattaforma. Sanno costruire attenzione e generare dialogo.
Come coinvolgere i Creator
Le forme di coinvolgimento possono essere diverse e molteplici. Ideale sarebbe sempre un coinvolgimento “reale” che vada molto al di là di un post di pubblicità o di endorsement. Qualche idea? Reclutare il Creator come moderatore in una tavola rotonda aziendale. O intervistatore in un format di corporate podcast. Invitarlo a vivere e a raccontare l’esperienza di un new joiner in azienda. Fargli testare in anteprima una novità prima che questa venga lanciata sul mercato. Trasformarlo in testimonial di un programma di Corporate Social Responsibility.
Gli unici limiti sono: la fantasia; e naturalmente la coerenza tra la personalità del brand, la personalità del Creator e i temi da comunicare.
Kit di sopravvivenza LinkedIn
In un ambiente saturo di contenuti, la regola d’oro dovrebbe diventare:
Meno contenuti.
Più qualità.
Post solo quando c’è qualcosa di significativo da raccontare.
Notizie selezionate con cura.
Contenuti che portino davvero valore alla community.
Il focus sulla qualità è tornato anche in un recente blog post in cui proprio lo staff di LinkedIn ha fornito alcune indicazioni-chiave, in questo caso per far sì che il contenuto incontri il favore delle risposte fornite dall’Intelligenza Artificiale.
Un’altra linea guida fondamentale per una strategia LinkedIn efficace è: spazio alle persone. Che siano creator professionali o Top Voices da coinvolgere in collaborazioni strutturate – non dimenticando di valorizzare sia la Corporate Reputation sia l’Employer Brand -, un alleato dell’azienda con un nome e cognome e una reputazione già forte è un alleato fondamentale.
Ma la prima cosa da chiedersi è: e se il mio LinkedIn influencer lo avessi già in azienda?
Tornare all’autenticità delle persone e delle loro competenze
Le aziende hanno spesso una risorsa potentissima su LinkedIn: le persone che lavorano al loro interno. Professionisti competenti. Talenti con storie reali. Esperienze autentiche.
Valorizzare queste voci — senza forzarle dentro format preconfezionati — può essere molto più efficace che produrre flussi continui di contenuti corporate. Con una doppia efficacia: in chiave di comunicazione esterna e in chiave di comunicazione interna. Dimostrando attenzione alle persone, valorizzazione di competenze e soft skills dei singoli collaboratori.
Alcune aziende promuovono già adesso il racconto autentico da parte delle proprie persone, premiandole nell’ambito di “ambassador program” e incentivando i loro post come attività di “employee advocacy”. È importante gratificare. Sarebbe sbagliato forzare.
In un feed sempre più pieno di post perfettamente ottimizzati dall’IA, potrebbe essere ancora l’autenticità a fare la differenza.
Nasce Authentica, corporate communication agency che unisce strategia, contenuti, ricerca e design
Nasce Authentica, nuova agenzia di corporate communication fondata da Pietro Sansone, Elena Salzano e Francesco Ponzi.
L’agenzia si propone come partner per aziende e organizzazioni che vogliono affrontare la complessità della comunicazione contemporanea con un approccio integrato, capace di tenere insieme strategia, contenuti, ricerca e design, grazie alle complementari esperienze dei tre fondatori.
L’agenzia si presenta con il primo white paper realizzato con il Dipartimento di Informatica dell’Università di Salerno su media monitoring e Agenti AI.
Nasce Authentica, nuova agenzia di corporate communication fondata da Pietro Sansone, Elena Salzano e Francesco Ponzi.
L’agenzia si propone come partner per aziende e organizzazioni che vogliono affrontare la complessità della comunicazione contemporanea con un approccio integrato, capace di tenere insieme strategia, contenuti, ricerca e design, grazie alle complementari esperienze dei tre fondatori.
Il posizionamento di Authentica è racchiuso in un principio chiaro: costruire comunicazione progettata nei contenuti e nella forma, coerente e significativa.
Coerente, perché fondata su sistemi e visione di lungo periodo; significativa, perché basata su dati, insight e contenuti che contano davvero.
«Authentica nasce dall’esigenza di riportare profondità, metodo e responsabilità nella comunicazione corporate», commenta Pietro Sansone, fondatore e CEO di Authentica. «Oggi la produzione di contenuti aziendali è quanto mai intensa, ma spesso manca di una vera architettura strategica. Il nostro lavoro è dare senso, direzione e forma, guidando alla creazione di contenuto che sia di valore e autenticamente proprio dell’azienda che lo firma».
Accanto alla dimensione strategica, Authentica integra fin dalla nascita una forte competenza di design e corporate image, considerata parte strutturale del processo di comunicazione.
L’agenzia affianca le aziende nella progettazione, ottimizzazione e declinazione di identità visive, sistemi grafici e packaging dei contenuti – dai report agli studi, dalle presentazioni alla comunicazione verso media e stakeholder – trasformando strategie e dati in forme chiare, riconoscibili e durature.
«La bellezza, nella comunicazione corporate, non è un fatto estetico: è una forma di rispetto», spiega Francesco Ponzi, Design Director e co-fondatore di Authentica. «Significa rendere leggibili contenuti complessi, costruire sistemi visivi che aiutino le persone a capire, orientarsi e ricordare. Per questo in Authentica il design non arriva alla fine, ma all’inizio del processo.»
Il primo studio: media monitoring e Agenti AI
Altro elemento chiave della visione di Authentica è la propensione a portare innovazione nel settore. Per questo, in occasione del lancio, l’agenzia presenta anche il primo white paper di una serie di studi dedicati all’evoluzione della comunicazione, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Informatica dell’Università di Salerno.
Il paper, intitolato “Presente e futuro del Media Monitoring con l’avvento degli Agenti AI”, analizza lo stato dell’arte delle piattaforme di media intelligence e le prospettive di evoluzione rese possibili dall’intelligenza artificiale, con un approccio che unisce rigore scientifico e applicazione concreta. Vengono passate in rassegna e confrontate le principali piattaforme di rassegna stampa, di web e social media monitoring, per poi delineare il loro prossimo futuro. Futuro in cui i sistemi di intelligenza artificiale di tipo agentico li renderanno interrogabili in linguaggio naturale, integrandoli tra loro e interfacciandoli con il patrimonio di conoscenza delle aziende.
«Abbiamo voluto inaugurare Authentica con un contenuto di ricerca, non con una semplice dichiarazione di intenti», afferma Elena Salzano, CEO dell’agenzia di comunicazione integrata ed eventi InCoerenze e co-fondatrice di Authentica. «La collaborazione con l’Università di Salerno ci consente di portare nel lavoro quotidiano delle aziende un punto di vista analitico e scientificamente fondato, capace di tradursi in strumenti davvero utili.»
Lo studio include anche un caso applicativo, costruito – grazie alla collaborazione di Amplifon - a partire dall’analisi delle esigenze operative di un reparto comunicazione aziendale, per mostrare come gli strumenti di media monitoring vengano utilizzati nella pratica e come possano evolversi grazie agli Agenti AI.
Il white paper rappresenta la prima espressione concreta dell’approccio “beautiful & meaningful” di Authentica: un contenuto di ricerca progettato non solo nei testi, ma anche nella forma, per essere realmente fruibile, leggibile e accessibile a professionisti, manager e responsabili della comunicazione.
«Per noi la ricerca non è un esercizio teorico, ma uno strumento di lavoro», conclude Pietro Sansone, co-fondatore di Authentica. «Dati e insight hanno valore se diventano comprensibili. È lì che la comunicazione diventa davvero efficace.»
Il white paper è disponibile per il download sul sito authentica.agency, previa registrazione.
Substack oltre la newsletter: come può essere utile a brand e aziende
A una lettura semplice, Substack parrebbe un “altro canale di newsletter”: invece, è un’infrastruttura che unisce editing semplice, distribuzione diretta via email e un modello di relazione proprietaria con i lettori. Substack non è solo uno strumento tecnico, ma può essere una piattaforma di costruzione della reputazione, per singoli e organizzazioni.
Come funziona, perché cresce, e perché può diventare uno strumento strategico per CEO e specialisti aziendali.
Un nuovo ecosistema di long form e relazione diretta
In un’epoca in cui i social media sembrano dominare la distribuzione dei contenuti, Substack è un’alternativa concreta per chi vuole raccontare storie, analisi, expertise e visioni di lungo periodo. A una lettura semplice, parrebbe un “altro canale di newsletter”: invece, è un’infrastruttura che unisce editing semplice, distribuzione diretta via email e un modello di relazione proprietaria con i lettori.
Substack non è solo uno strumento tecnico di publishing, ma può essere una piattaforma di costruzione della reputazione, per singoli e organizzazioni.
Che cos’è Substack: più di una newsletter
Substack nasce come piattaforma per newsletter. Da dove arriva la sua affermazione mondiale? Dal fatto che risolve egregiamente problemi concreti:
1. Publishing immediato e senza attriti
Con un editor minimalista e intuitivo, chiunque può pubblicare contenuti accessibili sia sul web sia via email. Non servono competenze tecniche per avere un layout pulito, un dominio personalizzato e un sistema di spedizione delle email integrato.
2. Newsletter + Blog + Community integrati
Substack combina:
Un blog con archivio consultabile,
Una newsletter che arriva nella casella di posta,
Una piattaforma relazionale con commenti e interazioni attorno ai contenuti.
Questa combinazione permette di costruire una community attiva non un semplice elenco di iscritti.
3. Free vs Paid, nativamente costruito
La piattaforma integra fin dall’inizio la possibilità di mescolare contenuti gratuiti e a pagamento, con una segmentazione fluida — un vantaggio competitivo rispetto a newsletter che si appoggiano a tool separati.
4. Privacy e compliance dal framework della piattaforma
Substack fornisce strumenti di trattamento dati e gestione dei consensi conformi a normative come il GDPR — elemento cruciale per pubblicazioni rivolte a utenti europei e/o a un pubblico corporate, sebbene l’azienda o autore rimangano responsabili dei dati raccolti.
Perché Substack sta crescendo. Numeri e dinamiche
Substack ha una diffusione ormai significativa: la piattaforma conta decine di milioni di utenti attivi e oltre 5 milioni di abbonati paganti distribuiti su migliaia di newsletter a pagamento, segno di una domanda stabile e remunerativa per contenuti di valore.
Questa crescita è alimentata da più fattori:
Stanchezza da algoritmi e ricerca di spazi non intermediati;
Ricerca di profondità, con contenuti lunghi e ragionati;
Monetizzazione diretta del sapere;
Centralità della persona e delle testate — molti Substack di successo sono associati sia alla figura dell’autore sia al brand della newsletter stessa.
In Italia il fenomeno è meno esteso ma già misurabile e in crescita. Substack è utilizzato come tecnologia per newsletter con abbonamenti, e la presenza di autori italiani con audience consolidata dimostra l’adozione della piattaforma anche nel nostro mercato. Tra i casi più noti:
· Selvaggia Lucarelli – Vale Tutto: newsletter con oltre 208.000 iscritti totali e un’elevata quota di abbonati paganti, tra le più popolari in Italia e competitive a livello internazionale.
· Stefano Feltri – Appunti: newsletter editoriale con oltre 27.000 iscritti, utilizzata per approfondimenti su economia e attualità, con piani di abbonamento attivi.
· Daniela Collu – Micelio: newsletter con più di 12.000 iscritti, che ha raccolto oltre 4.500 iscritti in un solo giorno alla sua attivazione.
· Alessandro Di Battista ha costruito una base di abbonati superiore ai 30.000 con la sua newsletter su Substack.
· Altri autori italiani presenti e apprezzati includono Luca Ciarrocca (Utopie e Distopie) più le varie newsletter collocate nella directory italiana di Substack.
Questi numeri non solo testimoniano la presenza di pubblico per contenuti long form e verticali anche nel mercato italiano, ma indicano anche che esiste una domanda di contenuti che gli algoritmi social non soddisfano, spingendo creator, giornalisti e professionisti a cercare relazioni dirette con la propria audience.
Chris Best - Co-founder & CEO di Substack. Esempio di leadership inside out — il CEO che usa la piattaforma per condividere insight, riflessioni sulla piattaforma e trend di settore
Perché Substack è interessante per aziende e brand
Substack può essere uno strumento strategico per diverse funzioni nelle organizzazioni:
1. CEO come ambasciatori di una visione
I CEO possono utilizzare Substack per:
raccontare visione e strategia,
commentare trend di settore,
costruire credibilità personale tra stakeholder.
2. Specialist aziendali come portatori di valore
Funzioni come R&D, HR, CSR o Innovazione possono raccontare casi reali, riflessioni e trend verticali — producendo contenuti difficili da veicolare sui social tradizionali.
Esempi di brand che usano Substack
Sempre più brand sperimentano con Substack, a volte usando proprio il marchio aziendale e a volte creando testate (e brand) ad hoc:
Saie Beauty usa il proprio Substack per condividere cultura interna, storie di team e consigli di prodotto, andando oltre il semplice marketing.
Still Here New York, marchio di denim, racconta storie di prodotto e cultura fashion in forma narrativa.
Rare Beauty utilizza Substack per creare un diario di brand più intimo e relazionale.
Shopify, marchio tecnologico globale, ha lanciato una newsletter Substack chiamata In Stock, segnando l’ingresso di grandi aziende nella piattaforma.
Marchi come Tory Burch, con What Should I Wear?, miscelano consigli di stile a riflessioni di cultura e community.
Questi casi mostrano come Substack venga usato non solo per promozione di prodotto, ma per costruire narrazioni di brand più profonde.
Cross-promozione intelligente
Un’implementazione efficace di Substack non può prescindere dall’integrazione con altri canali dell’ecosistema digitale:
LinkedIn come amplificatore di insight e call-to-subscribe;
Sito corporate con sezioni dedicate alla newsletter;
PR e Media Relations che possono attingere ai contenuti Substack come fonte autorevole.
L’obiettivo non è “pubblicare ovunque”, ma orchestrare i canali per trasformare attenzione in relazione.
Attività intra-Substack e discovery
Substack offre strumenti di scoperta interna tramite raccomandazioni e interazioni tra pubblicazioni affini. Commentare, collaborare e partecipare alle community interne è un modo per aumentare visibilità e autorevolezza.
La cross-promozione con gli altri media aziendali e le interazioni con gli altri Substack sono fondamentali per far crescere il pubblico del proprio canale.
Rischi e limiti da considerare
Nonostante le opportunità, è importante considerare:
Mantenere continuità e qualità dei contenuti è un imperativo;
La conversione in abbonamenti paganti (se si ha l’obiettivo di monetizzare la produzione di contenuto) o il raggiungimento di una massa critica di utenti registrati richiedono tempo;
L’esposizione personale dei contributori è raccomandabile. Si possono considerare pseudonimi o “collettivi”, in linea con quanto avviene anche nel giornalismo e nella letturatura; quando Substack entra nel corporate media mix aziendale, va messo in conto il rischio che il contributor a un certo punto lasci l’azienda, per seguire altri passi nella sua carriera professionale;
La dipendenza dall’infrastruttura della piattaforma stessa va accettata, con tutti i pro e i contro. Non c’è nulla da sviluppare ad hoc, ma tutti gli asset rimangono su server altrui.
Conclusioni: una piattaforma per la reputazione, non solo per la newsletter
Substack si afferma come uno spazio dove idee, expertise e conversazioni di valore trovano casa, con una relazione diretta e sostenibile con il pubblico. Per i brand e le aziende disposti a investire in pensiero lungo e dialogo autentico, può essere una leva strategica potente. Forse ancora più fondamentale e potente è il suo ruolo per il personal branding. Ma del resto tutte le aziende sono fatte di persone.
In un mondo in cui l’attenzione e la fiducia sono asset scarsi, Substack premia chi ha qualcosa da dire e il coraggio di dirlo bene.
Suggerimenti per redattori di newsletter (da ICYMI, Substack di Lia Haberman)
Lenny Rachitsky (Lenny’s Newsletter) — Ex product lead con centinaia di migliaia di lettori e riflessioni su product/growth
Janice Min & The Ankler — Leadership editoriale trasformata in media company B2B. Janice Min, ex co-president di Billboard e The Hollywood Reporter, ha portato The Ankler da una newsletter settoriale a una media company completa, con editorial team e contenuti verticali
Michael Burry (Cassandra Unchained) — Investitore famoso usa Substack per articulate thought
Leary Gates (Strategic CEO) - Leader di pensiero e consulente per executive, con newsletter rivolta a CEO e direttori aziendali
L’oasi di autenticità su Internet: perché Reddit oggi è rilevante per tutti
In un panorama digitale dominato da feed iper-curati, metriche di vanità e storytelling spesso autoreferenziale, Reddit rappresenta oggi una anomalia virtuosa: una piattaforma dove il valore di un contenuto non è determinato da chi lo pubblica, ma da quanto è utile, interessante o stimolante per la community.
Identità, cultura e nuove forme di espressione su uno dei canali più peculiari del web.
C’è stato un tempo in cui Internet era soprattutto uno spazio di scambio: di idee, esperienze, punti di vista. Un luogo dove si scriveva per capire, per confrontarsi, per imparare. Non per apparire.
Se vi manca quel tempo, probabilmente è perché avete scoperto il web ai suoi albori. Perché avete letto, scritto e interagito sui forum. Avete visto MySpace prima di Facebook. E avete scoperto l’Instant Messaging con ICQ. Avete insomma vissuto quell’epoca romantica in cui tutti ci siamo innamorati di un media totalmente diverso dagli altri.
Oggi, esiste ancora su Internet una sorta di oasi, dove quel tempo sembra non del tutto scomparso. Quell’oasi c’è in realtà già da alcuni anni, una ventina circa. Si chiama Reddit.
In un panorama digitale dominato da feed iper-curati, metriche di vanità e storytelling spesso autoreferenziale, Reddit rappresenta oggi una anomalia virtuosa: una piattaforma dove il valore di un contenuto non è determinato da chi lo pubblica, ma da quanto è utile, interessante o stimolante per la community. È una piattaforma anche sorprendentemente resistente all’invasione dei contenuti generati con l’Intelligenza Artificiale. Si scrive e si interagisce per il piacere di farlo. Dunque non serve, o serve a poco, affidarsi alle mirabilie dei software generativi.
Ed è proprio per questo che Reddit sta diventando – silenziosamente – una delle nuove frontiere della comunicazione autentica.
Reddit non è (solo) un social network
Definire Reddit un “social” è riduttivo. Reddit è piuttosto un ecosistema di comunità tematiche – i subreddit – ciascuna con una propria cultura, linguaggio, regole e sensibilità.
Su Reddit, non esistono influencer nel senso classico; non conta l’estetica, ma il contenuto; non vince chi parla di più, ma chi contribuisce meglio. Collezionando “+” sui suoi contributi, fa crescere il suo “karma” e la sua popolarità, spesso affermata su temi molto specifici.
Gli utenti – i redditor – si muovono tra discussioni verticali, domande aperte, approfondimenti tecnici, confronti sinceri. L’anonimato (relativo) favorisce la libertà di espressione e riduce la pressione performativa tipica di altre piattaforme.
Qui si scrive per dire qualcosa, non per mostrarsi.
Numeri e trend: la crescita silenziosa di Reddit
Negli ultimi anni Reddit ha conosciuto una crescita significativa, soprattutto nei mercati maturi.
Nel Regno Unito, secondo i dati Ofcom, Reddit ha superato TikTok per utilizzo complessivo, diventando una delle piattaforme più frequentate del Paese. In particolare:
- ha registrato una crescita di audience superiore all’80% in due anni;
- raggiunge oggi una quota rilevante della popolazione online;
- è stabilmente tra i siti più visitati nella fascia 18–24 anni.
Un dato interessante è che la crescita non riguarda solo i più giovani. Reddit è una piattaforma intergenerazionale, frequentata da utenti di età diverse, accomunati non dall’estetica o dal formato, ma dall’interesse per i contenuti e per il confronto. La ricerca di trucchi e soluzioni per i giochi ne fa un punto di riferimento per gli appassionati di gaming. L’abbondanza di contenuti sul mondo mobile lo trasforma in una risorsa per how-to, configurazioni, riparazioni dei vari modelli di smartphone. Ma Reddit è anche discussione politica e geo-politica (negli USA è stato teatro di battaglie sociali, proteste, raccolta fondi) e ovviamente luogo di incontro di appassionati. Se volete un altro posto dove parlare della vostra squadra di calcio o discutere di arbitri e VAR, con toni più civili rispetto a Facebook o X, certamente qui troverete con chi confrontarvi. Reddit è naturalmente internazionale: in base alle impostazioni di default del browser, i contenuti possono apparire automaticamente tradotti nella lingua di chi visualizza le pagine. E questo vuol dire possibilità di interagire immediatamente con utenti di tutto il mondo, esprimendosi nel proprio linguaggio nativo.
L’espansione di Reddit indica una tendenza più ampia. Il solito trend che genera un contro-trend. Mentre molti social si orientano verso contenuti sempre più brevi e performativi, cresce anche il valore degli spazi che permettono approfondimento, contesto e dialogo.
Reddit in Italia
Secondo i dati riportati da Digital 2026 di We Are Social e Meltwater, la reach (utenti che possono essere raggiunti dalla pubblicità, in 1 mese-tipo) di Reddit in Italia è pari a circa 14,8 milioni di persone, pari a circa 25% della popolazione totale.
Un’analisi Audicom-Audiweb segnala che Reddit è tra i social in maggiore crescita in Italia:
· +46% nel 2024
· +81% nei primi mesi del 2025
Questi incrementi sono tra i più consistenti dell’intero panorama social nel nostro paese, indicando un interesse crescente verso spazi di discussione più verticali e meno algoritmici, anche nel nostro paese.
Un altro indicatore della diffusione è la dimensione dei subreddit legati all’Italia:
· r/italy: oltre 1,1 milioni di membri (+ ~6,4% crescita annua recente).
· r/Italia: oltre 610k membri (+ ~65% negli ultimi 12 mesi).
· r/Italian: oltre 57k membri (+ ~52% annuo).
Reddit nell’era della “zero‑click” search e dell’Intelligenza Artificiale
Un altro elemento che rende Reddit particolarmente rilevante oggi è il suo ruolo nella cosiddetta zero‑click era.
Sempre più spesso gli utenti non arrivano alle informazioni tramite link diretti, ma attraverso risposte sintetiche fornite da motori di ricerca evoluti e strumenti di Intelligenza Artificiale. In questo scenario, Reddit emerge come una delle fonti più citate e utilizzate.
Il motivo è semplice: le risposte su Reddit sono:
- contestualizzate;
- basate su esperienze reali;
- frutto di conversazioni tra persone, non di testi ottimizzati solo per la SEO.
Come evidenziato in un white paper curato da HubSpot: Reddit Matters in the Zero‑Click Era, Reddit funziona sempre più come un archivio vivo e subito disponibile (basta una domanda a ChatGPT) di conoscenza collettiva, dove l’intelligenza emerge dal confronto.
L’importanza di Reddit come “fornitore di risposte”, che sia raggiunto da una ricerca su Google o da una domanda all’Intelligenza Artificiale, significa anche che i margini di crescita ulteriore sono enormi.
Un luogo dove l’autenticità è una regola, non uno slogan
Su Reddit l’autenticità non è un valore dichiarato: è una condizione di sopravvivenza.
Contenuti promozionali mascherati, linguaggio corporate, messaggi costruiti “per piacere” vengono rapidamente ignorati o, nei casi peggiori, respinti dalla community. Al contrario, vengono premiati:
- la trasparenza;
- la competenza reale;
- la capacità di ammettere limiti e complessità;
- il contributo concreto alla conversazione.
È uno spazio che non perdona la comunicazione finta, ma che riconosce – e valorizza – chi entra con rispetto, ascolto e intenzione di dialogo.
Esempi concreti: AMA, dialogo, chiarimenti, esclusive
Negli anni, diverse aziende hanno sperimentato Reddit con approcci diversi, ottenendo risultati interessanti soprattutto quando hanno rinunciato a logiche promozionali tradizionali.
Uno degli strumenti più noti è l’AMA – Ask Me Anything: una sessione pubblica di domande e risposte in cui una persona o un’organizzazione si rende disponibile a rispondere apertamente alle domande della community.
Su Reddit gli AMA hanno ospitato:
- founder e CEO;
- team di prodotto;
- responsabili HR;
- brand che hanno scelto di spiegare decisioni, strategie o criticità.
Gli AMA di maggior successo condividono alcune caratteristiche comuni:
- trasparenza reale, anche su temi complessi;
- presenza di persone riconoscibili, non messaggi impersonali;
- disponibilità al confronto, senza filtri promozionali;
- utilità delle risposte, che restano consultabili nel tempo.
Adidas, ad esempio, ha schierato il suo Global Category Director Running Footwear, per un AMA nel subreddit RunningShoeGeeks.
In Italia, ha fatto scuola l’AMA del virologo Andrea Crisanti in tempi di Covid-19.
Accanto agli AMA, esistono molti casi di aziende che intervengono in modo più discreto ma efficace: chiarendo dubbi su funzionalità di prodotto, rispondendo a recensioni critiche o fornendo contesto su scelte aziendali discusse.
In questo senso, l’azienda può lasciare spazio a singoli utenti che espongono in modo manifesto il loro ruolo aziendale.
Alcuni editori, ad esempio, hanno scelto di presidiare Reddit lasciando a singoli giornalisti il ruolo di promotori dei loro contenuti ma anche di “tester” delle opinioni del pubblico su grandi temi di attualità. Vedi i casi di Washington Post e National Geographic, descritti in un recente articolo di State of Digital Publishing.
Una strada simile è stata seguita da Sony Pictures Germany per il lancio del film “Spider-Man: Across the Spider-Verse”. In questo caso, il “promoter” per la Sony è stato un singolo redditor, u/MilesMorales. Altri non era che il doppiatore di Spider Man per i mercati germanofoni. È stato lui a generare curiosità e aspettative per il film in uscita diffondendo in anteprima contenuti esclusivi e anticipazioni.
Un approccio più ambizioso è quello di coinvolgere la community in processi di co-creazione. Come Škoda, che ha lanciato un modello di Skoda Octavia “redditor edit”, coinvolgendo gli utenti su r/CarTalkUK.
Le possibili finalità aziendali su Reddit
Proprio per le sue peculiarità, se affrontato con il giusto approccio, Reddit è oggi un canale molto promettente per le esigenze di diverse aree della comunicazione aziendale.
Vediamole.
Corporate reputation
Reddit è spesso il primo luogo in cui emergono discussioni reputazionali. Intervenire con chiarezza e competenza può aiutare a spiegare decisioni, ridurre incomprensioni e riportare complessità dove servono semplificazioni.
Prodotti e customer care informale
Le discussioni su prodotti e servizi sono frequenti e approfondite. Ritornando all’Internet di qualche anno fa, sembra di rivedere siti che andavano per la maggiore anni addietro per le recensioni, come Ciao.com, Dooyoo o Yahoo! Answers. Le aziende qui possono contribuire fornendo informazioni corrette e chiarimenti, senza forzare la conversazione in chiave promozionale.
Employer branding ed employee care
Su Reddit sono molto diffuse le discussioni su com’è lavorare in una determinata azienda. Emergono percezioni, aspettative e criticità che raramente trovano spazio nei canali ufficiali, né tantomeno in piattaforme più filtrate come Linkedin o Glassdoor. Un intervento misurato e autentico può aiutare a raccontare il contesto e la cultura interna.
Ascolto e insight qualitativi
Anche senza intervenire attivamente, Reddit rappresenta una fonte preziosa di insight per comunicazione, HR, prodotto e strategia.
L’avatar di Reddit: identità visiva e nuove possibilità espressive
Nato nel 2005 insieme alla piattaforma, Snoo è l’avatar e il simbolo di Reddit. Il suo nome deriva probabilmente dall’iniziale scopo di Reddit, quello di offrire a colpo d’occhio “what’s new”. Lo snoo è una piccola creatura aliena, ironica e neutra, pensata non per rappresentare una persona reale ma una presenza curiosa e non gerarchica. Nel tempo è diventato uno dei simboli più riconoscibili della cultura Internet, proprio perché distante dalle logiche di branding tipiche di altri social.
Oggi Reddit consente agli utenti di personalizzare liberamente il proprio avatar: tratti, colori, abbigliamento, elementi simbolici. Non si tratta solo di estetica, ma di una forma di espressione culturale, spesso usata per segnalare tono, appartenenza e approccio alla conversazione.
Anche in questo caso, si apre per le aziende uno spazio interessante: costruire un’identità visiva coerente ma non invasiva, sperimentare linguaggi meno istituzionali e immaginare activation creative, come contest per designer o community chiamate a reinterpretare l’avatar del brand.
Su Reddit, dove l’autenticità passa anche dai dettagli, l’avatar diventa un segnale di attenzione al contesto e di reale volontà di partecipazione.
Una piattaforma che richiede competenza
Proprio perché Reddit premia l’autenticità, sbagliare approccio è facile.
Trovare il tono di voce giusto, capire quando intervenire e quando tacere, conoscere le regole (esplicite e implicite) delle singole community richiede esperienza. Un messaggio percepito come fuori luogo può compromettere rapidamente la credibilità di un brand.
Per questo, un presidio efficace di Reddit non può essere improvvisato. Servono conoscenza profonda della piattaforma, capacità di lettura dei contesti e coinvolgimento degli esperti interni ed esterni all’azienda. Coinvolgere chi su Reddit già c’è, e ne conosce grammatica e utilizzi, può essere la chiave.
Sperimentare, con metodo
La buona notizia è che Reddit consente alle aziende di iniziare in modo graduale: creare un account, osservare, ascoltare e intervenire in modo minimo ma pertinente.
In parallelo, la piattaforma offre anche strumenti di advertising self‑service che, come spesso accade nei canali inizialmente “vergini” per i contenuti pubblicitari, promettono performance interessanti se utilizzati con intelligenza e rispetto del contesto. Come sui social network, la pubblicità si presenta sotto forma di contenuto “nativo”, sia pure ben contrassegnato come “ad”.
In un ecosistema digitale sempre più saturo, Reddit resta uno degli ultimi spazi in cui la conversazione conta più dell’apparenza. Un luogo complesso, esigente, ma potenzialmente molto fertile per chi è disposto a mettersi in gioco con autenticità.
Fonti e approfondimenti
· Reddit / HubSpot, Why Reddit Matters in the Zero‑Click Era
· Ofcom, Online Nation Report
Il carattere dell’America
L’annunciata sostituzione del Calibri con il Times New Roman nei documenti ufficiali dell’amministrazione USA è solo l’ultimo atto di una vicenda che vede la tipografia diventare un linguaggio di potere. Dalle campagne di Obama al branding di Hillary Clinton, fino alla comunicazione urbana di New York, i font raccontano visioni del mondo, idee di autorità e modelli di relazione con i cittadini.
Tipografia, ideologia e potere nella comunicazione politica statunitense.
Calibri vs Times New Roman: estetica o ideologia?
Negli ultimi giorni, una decisione apparentemente tecnica ha riacceso un dibattito culturale negli Stati Uniti: l’amministrazione federale ha annunciato la progressiva sostituzione del Calibri con il Times New Roman nei documenti ufficiali.
Una scelta subito letta – e contestata – come un segnale simbolico. Possibile che la voglia di cancellare e ripudiare il recente passato politico porti a prendersela anche con i caratteri con cui si scrivono i testi? Commentatori, accademici e media statunitensi hanno trasformato il cambio di font in una questione identitaria: che voce deve avere lo Stato? Una voce solenne, erede della tradizione burocratica novecentesca, o una più contemporanea, accessibile, quotidiana? Non è la prima volta che la tipografia diventa terreno di scontro politico in America. Anzi, è il segnale più recente di una lunga storia in cui i caratteri tipografici hanno contribuito a definire potere, consenso e appartenenza culturale.
Calibri nasce come font pensato per lo schermo: pulito, leggibile, contemporaneo. È diventato uno standard globale grazie a Microsoft Office (font di default nei template base del pacchetto), e proprio per questo è entrato nella comunicazione quotidiana, informale, diffusa.
È qui che si innesta la critica politica: Calibri viene associato a un linguaggio “troppo comune”, poco solenne, inadatto – secondo alcuni – a rappresentare l’autorità dello Stato. Times New Roman, al contrario, richiama un immaginario accademico, burocratico, novecentesco.
È il font della carta, dei documenti ufficiali, del potere che si esprime dall’alto.
La questione non è quale font sia “giusto”.
La questione è che la tipografia viene letta come segnale ideologico: modernità contro tradizione, accessibilità contro gerarchia, presente contro passato.
Quando un carattere tipografico diventa oggetto di scontro politico, significa che il linguaggio visivo è ormai parte integrante del dibattito pubblico.
Obama e Gotham: quando il font diventa consenso
Il caso più emblematico resta la campagna presidenziale di Barack Obama.
Nel 2008, l’adozione di Gotham (pubblicato da Hoefler & Co. nel 2002) segnò un punto di svolta. Gotham è un sans serif geometrico ispirato alla segnaletica urbana americana: forte, leggibile, contemporaneo, ma profondamente radicato nell’immaginario visivo degli Stati Uniti.
Quel font comunicava:
cambiamento senza rottura
modernità senza élitismo
autorevolezza senza distanza
Gotham non fu un semplice supporto grafico, ma parte integrante del messaggio politico. Contribuì a rendere visibile l’idea di un’America nuova, inclusiva, riconoscibile. Da quel momento in poi, la tipografia entrò stabilmente nel vocabolario strategico della comunicazione politica americana.
Hillary Clinton e il limite del branding
Otto anni dopo, la campagna di Hillary Clinton tentò un’operazione altrettanto consapevole dal punto di vista del design. Il logo con la “H” e la freccia, progettato da Michael Bierut (Pentagram), era formalmente solido, flessibile, tecnicamente impeccabile.
Eppure fu duramente criticato.
Uno degli elementi più discussi fu proprio la freccia che punta verso destra, letta da molti come simbolicamente ambigua o addirittura contraddittoria rispetto al posizionamento politico della candidata. Al di là delle interpretazioni, il caso mise in luce un limite chiave: un’identità visiva può essere corretta, ma non necessariamente empatica.
La tipografia e il branding non riescono a compensare una percezione di distanza. Anzi, in certi casi finiscono per amplificarla. Il design, quando appare troppo costruito o controllato, rischia di essere percepito come artificiale. In questi casi, più che rafforzare il messaggio politico, l’identità visiva finisce per rivelarne le fragilità.
New York e Zohran Mamdani: il carattere della città
Più recente e meno noto al grande pubblico, ma estremamente significativo, è il caso della comunicazione istituzionale del sindaco di New York Zohran Mamdani.
Qui la scelta tipografica si ispira esplicitamente alla hand-painted street signage newyorkese: lettering irregolare, diretto, legato a bodegas, negozi di quartiere, segnaletica urbana non ufficiale. È un’estetica che parla di prossimità, di strada, di città vissuta.
È una scelta profondamente politica.
Non cerca neutralità né solennità, ma radicamento culturale. La tipografia diventa voce urbana, riconoscibile, popolare nel senso più autentico del termine. Un modo per dire che l’istituzione non osserva la città dall’alto, ma ne adotta il linguaggio.
Perché tutto questo conta (anche oltre la politica).
Questi casi mostrano come la tipografia contribuisca a costruire fiducia – o diffidenza. Che si tratti di una campagna elettorale, di un’amministrazione pubblica o di un’azienda, il carattere tipografico influisce su:
tono della comunicazione
percezione di autorevolezza
distanza o prossimità con il pubblico
Ignorare questi aspetti significa lasciare spazio all’incoerenza. In un contesto di comunicazione continua, anche il font diventa una presa di posizione.
Conclusione: il potere di come si scrive
Il dibattito su Calibri non riguarda davvero Calibri. Riguarda chi decide come deve parlare lo Stato, e con quale voce.
Negli Stati Uniti la tipografia è diventata un campo di tensione culturale: tra passato e futuro, tra istituzione e cittadinanza, tra autorità e inclusione. Fingere che sia solo una questione di stile significa non coglierne la portata politica.
Per chi si occupa di comunicazione – pubblica o aziendale – la lezione è chiara: scegliere un font significa scegliere un punto di vista.
E oggi, più che mai, anche il modo in cui scriviamo è parte del messaggio che vogliamo trasmettere.
Un nome che racconta una filosofia
Ogni marca nasce da una visione. Authentica nasce da una convinzione: che la comunicazione d’impresa debba tornare a essere un esercizio di verità, chiarezza e coerenza.
Dentro l’identità di Authentica: strategia, valori e immagine di un brand costruito sulla verità.
Ogni marca nasce da una visione. Authentica nasce da una convinzione: che la comunicazione d’impresa debba tornare a essere un esercizio di verità, chiarezza e coerenza.
Dietro al nome, al segno e alle scelte visive di Authentica c’è un progetto strategico che unisce competenza, metodo e sensibilità estetica. Una riflessione su come si possa costruire un’identità che esprima — anche graficamente — ciò che significa comunicare in modo autentico.
Un nome che racconta una filosofia
Il nome authentica nasce dall’incontro tra latino e inglese, tra tradizione e contemporaneità.
Una parola semplice, quasi universale, che nel contesto della comunicazione corporate diventa un unicum: una dichiarazione d’intenti più che un marchio.
È autentica la verità non mascherata, è autentica una comunicazione originale e integra. È autentica una modalità di lavoro che privilegia l’essenza rispetto alla superficie, la sostanza rispetto all’apparenza.
Radici solide, visione contemporanea
La brand strategy definisce un posizionamento preciso: essere un partner capace di colmare il divario tra PR, advertising e brand design, portando nella comunicazione d’impresa un approccio integrato, etico e innovativo.
Authentica si fonda su valori non negoziabili — autenticità, innovazione, efficienza, etica e responsabilità — e su una convinzione semplice: la comunicazione efficace è quella che nasce dall’ascolto e dalla comprensione reale delle persone e delle organizzazioni.
L’identità visiva: equilibrio tra energia e chiarezza
L’immagine di Authentica riflette questa visione.
Il colore arancio — ispirato al modernismo di Massimo Vignelli — rappresenta energia e razionalità. Le linee essenziali, la tipografia rigorosa e le forme geometriche evocano equilibrio, trasparenza e struttura.
Non ci sono elementi araldici o decorativi, che avrebbero richiamato un altro tipo di autenticità, quella legale / notarile. L’identità visiva è funzionale, moderna, calda.
Ogni dettaglio — dal logotipo al monogramma, dalle applicazioni grafiche alle texture astratte — mira a trasmettere un senso di chiarezza elegante: dire l’essenziale, con cura.
Un’estetica coerente con un’etica
La progettazione del brand Authentica è il risultato di un percorso che ha intrecciato strategia, semantica e design, con l’obiettivo di creare un sistema coerente e riconoscibile, ma soprattutto credibile.
Dietro ogni scelta — dal naming alla palette cromatica, dai riferimenti visivi alle parole chiave — c’è la volontà di rendere visibile una cultura del lavoro fondata su verità, consapevolezza e responsabilità.
Nel marzo 2026, avevamo scritto di come LinkedIn stesse vivendo una profonda crisi dovuta all’overdose di contenuti e all’omologazione dei post, anche in virtù del largo utilizzo dell’Intelligenza Artificiale generativa per la redazione dei post.
Qualche mese dopo, possiamo dirlo: LinkedIn ha preso il problema molto sul serio. E sta reagendo.